martedì 21 novembre 2017

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO


Come le donne giocavano al football in Inghilterra cento anni fa. 
Le immagini sono tratte da "La Domenica Sportiva" del dicembre 1917 e ritraggono una fase di gioco del campionato inglese e un momento di relax durante l'intervallo.




martedì 7 novembre 2017

SVEZIA-ITALIA 1912, L'UNICA VITTORIA AZZURRA IN SVEZIA

La storia delle sfide calcistiche tra Italia e Svezia è lunga, molto lunga: da oltre un secolo gli Azzurri incrociano i tacchetti con i nordici. La prima volta che ciò accadde fu proprio a casa loro, nella lontana estate del 1912.
I GIOCHI OLIMPICI DI STOCCOLMA. La Nazionale italiana nasce nel maggio del 1910, tutta vestita di bianco. La prima volta dell'Italia ai Giochi olimpici è di due anni più tardi: l'Italia esordisce alle Olimpiadi nell'edizione del 1912, a Stoccolma. A dirla tutta la Federazione dell'epoca non era molto convinta di parteciparvi, tutt'altro: i pesanti rovesci patiti contro Francia e Svizzera avevano prodotto un piccolo cataclisma con la decisione di esautorare la Commissione tecnica alla guida della Nazionale e le dimissioni del Presidente, Ferrero da Ventimiglia. In realtà dopo la vittoria 6-2 contro la Francia nella prima, storica, partita giocata dalla Nazionale, l'Italia non ne aveva più vinta una: nelle successive 6 gare la miseria di 2 pareggi e 4 sconfitte. Logico dunque che ai vertici federali non si smaniasse troppo di partecipare al torneo olimpico, ma le pressioni esercitate direttamente dal governo italiano andavano in senso opposto, spingendo invece per la partecipazione dell'Italia alla manifestazione.
Come bene sintetizza Alfio Caruso le recenti conquiste di Tripolitania e Cirenaica avevano fatto assurgere il nostro Paese a potenza coloniale – o quasi... - e pertanto era d'obbligo che la squadra di calcio partecipasse al torneo olimpico organizzato dal C.I.O. E così fu.
La spedizione azzurra fu affidata al segretario della Federazione, quel Vittorio Pozzo che alcuni lustri più avanti sarebbe diventato il Commissario tecnico più vincente nella storia azzurra
Al torneo si erano iscritte 13 nazionali, poi all'ultimo momento Belgio e Francia avevano rinunciato. La medaglia d'oro va alla Gran Bretagna che – come quattro anni prima – batte in finale la Danimarca. È l'Olimpiade del tedesco Fuchs che il 1° luglio segna ben 10 reti alla Russia nel 16-0 finale della Germania.

LA SPEDIZIONE AZZURRA. Vittorio Pozzo deve fare i salti mortali per selezionare i calciatori da portare in Svezia. Non tanto per l'abbondanza da cui attingere – inesistente -, ma per il fatto che il Comitato Olimpico Italiano aveva autorizzato Pozzo a portarsi soltanto 14 giocatori! Gli ostacoli furono innumerevoli. Intanto il servizio militare. Alcuni tra i calciatori dell'epoca più bravi erano sotto le armi e il Ministero della Guerra non si rese disponibile a concedere permessi e pertanto, tra gli altri, il trio della Pro Vercelli Rampini, Corna e Milano II dovettero restare a casa. Altri, per poter partecipare, in virtù dei buonissimi rapporti personali con lo stesso Pozzo, rinunciarono alle loro ferie e si accordarono con i loro rispettivi datori di lavoro. Pozzo dovette poi anche considerare i fragili rapporti tra le società milanesi e piemontesi, rapporti sui quali si basavano le convocazioni. Alla fine per la Svezia partirono in sedici: quattordici giocatori e due dirigenti. Le difficoltà non erano certo finite perchè anche il viaggio si rivelò un'avventura. Tanto per sottolineare le differenze con quanto accade oggi, ognuno di questi sedici azzurri aveva dovuto raggiungere Verona a proprie spese e da lì il Comitato Olimpico pagava il viaggio in treno andata e ritorno in II classe. Inoltre garantiva a ciascun partecipante una diaria di 6 lire al giorno e vitto e alloggio in Svezia, dove vennero alloggiati in un educandato femminile libero per le vacanze. L'aspetto se vogliamo più pittoresco, ma piuttosto emblematico dei tempi in cui accadevano questi eventi, fu – come gustosamente racconta lo stesso Pozzo – che il Comitato Olimpico pagava sì la trasferta in II classe ma aveva autorizzato i partecipanti, una volta lasciato il confine italiano, a viaggiare in III classe e ad intascarsi la differenza!
IL TORNEO DELL'ITALIA. Il torneo olimpico prevedeva un primo turno ad eliminazione diretta per determinare chi avrebbe proseguito nel cammino verso le medaglie; le altre avrebbero partecipato ad un torneo di consolazione. Il sorteggio “regalò” all'Italia la Finlandia. Pareva tutto facile ma i finnici non erano dello stesso parere e vinsero 3-2 ai supplementari una partita che gli azzurri giocarono appena quindici ore dopo il lungo viaggio in treno. Così la Finlandia eliminò l'Italia dal giro medaglie costringendola al torneo di consolazione, dove il 1° luglio sul campo di Solna, incontrò i padroni di casa della Svezia. Gli azzurri si schierarono in questo modo: Campelli; De Vecchi, Valle; Binaschi, Milano I (cap.), Leone; Bontadini, Berardo, Sardi, Barbesino, Mariani. Classico 2-3-5 in voga in quei primi anni di football. Anche in quella circostanza la nostra Nazionale non brillò, anzi la Svezia dominò per lunghi tratti l'incontro, specialmente dopo che Bontadini in contropiede trovò alla mezz'ora del primo tempo la rete con la quale l'Italia vinse la partita 1-0. Francesco Bontadini, milanese purosangue, colonna dell'Internazionale nella stagione che portava proprio alle Olimpiadi del 1912, nonostante una laurea in medicina allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruolò come soldato semplice negli Alpini.
Molte le lamentele e le lagnanze del pubblico e della stampa svedese, ma la sostanza non cambia: l'Italia batte la Svezia e torna alla vittoria dopo oltre due anni.
Da segnalare che quella vittoria rimane l'unica dell'Italia in terra svedese, poiché da quel tardo pomeriggio di luglio di oltre 100 anni fa la Nazionale azzurra non è più riuscita a vincere una gara in casa della Svezia.




martedì 24 ottobre 2017

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

24 OTTOBRE 1917: LA DISFATTA DI CAPORETTO E IL "CASO" CADORNA

Sono entrati a Caporetto quattro ore dopo l'inizio dell'attacco. La stretta del Lemer è stata superata in uno sbalzo dagli «arditi» tedeschi che si sono spinti sulla strada da Ravna a Drezenka nel fitto del temporale, mentre i nostri soldati, dopo il turbine dei proiettili caduti sulle posizioni, in una sosta di fuoco, avevano avuto la sensazione che l'attacco già sferrato fosse stato sospeso. (…) Così è cominciata l'aspra battaglia, così una delle porte di casa nostra è stata abbattuta.”1
Queste parole, drammatiche e angoscianti, sono l'inizio del resoconto del corrispondente di guerra Raffaele Garinei che per Il Secolo illustrato compone un vero e proprio diario di quelle tremende giornate. Il racconto viene pubblicato circa un mese e mezzo dopo l'attacco ed interessante è leggerle alla luce di quello che invece fu il bollettino ufficiale emanato dal Comando Supremo in quello stesso 24 ottobre:
L'avversario, con forte concorso di truppa e mezzi germanici, ha effettuato a scopo offensivo il concentramento di numerose forze sulla nostra fronte. L'urto nemico ci trova saldi e ben preparati.”2
In realtà i soldati italiani – presi dal panico – arretrarono per ben 20 chilometri e nel pomeriggio le truppe tedesche entravano a Caporetto, dopo aver fatto 30.000 prigionieri italiani. La sera del 25 ottobre, al termine di un'altra giornata drammatica per l'esercito italiano, l'ambasciatore a Londra Imperiali comunicava a Sonnino di aver parlato con il Primo ministro inglese Lloyd George chiedendogli “con energica franchezza” di accogliere le richieste italiane di approvvigionamento di grano. Infatti, proseguiva Imperiali, se gli aiuti alimentari fossero stati tempestivi ed esauditi come da richiesta, il governo italiano era in grado di resistere, cosa che invece non poteva garantire se la popolazione avesse conosciuto la fame, poiché “la deficienza del pane genererebbe fatalmente contro la guerra una agitazione che nessun Governo sarebbe per ragioni di piena evidenza capace di fronteggiare.”3
La situazione era critica e ben presto i soldati italiani, dopo il terzo giorno di strenui combattimenti, iniziarono ad abbandonare le posizioni sull'Isonzo e il disfattismo incominciava a farsi largo nelle retrovie. Lo stesso Lloyd George non faceva mistero con Imperiali della gravità della situazione italiana, situazione che andava via via peggiorando tenuto conto della notizia che erano in arrivo ben 55.000 uomini provenienti dalle riserve tedesche di stanza in Alsazia verso le stazioni di Merano e Bolzano4.
Il calcio nel frattempo non si fermava e domenica 28 ottobre si giocava la quarta giornata della Coppa Mauro. In realtà il football in Italia non si era mai fermato del tutto. Il Milan era la squadra che potremmo definire la dominatrice di quegli anni di guerra. Nel 1916 aveva vinto la Coppa Federale e l'anno successivo la Coppa Lombardia. Nell'autunno del 1917 il vice presidente e reggente della F.I.G.C. Francesco Mauro mise in palio una coppa – che portava appunto il suo nome – approvata dal Comitato Regionale Lombardo. Si iscrissero sette squadre, ben cinque di esse erano di Milano, oltre al Legnano e al Saronno..

Il 29 ottobre tutti i quotidiani italiani riportavano in prima pagina il tremendo bollettino di guerra firmato dal Capo di Stato Maggiore dell'esercito Cadorna che di fatto rendeva edotta la popolazione italiana della disfatta che si stava consumando sul fronte Giulia:
La violenza dell'attacco e la deficiente resistenza di alcuni reparti della seconda armata hanno permesso alle forze austro-germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. Gli sforzi valorosi delle altre truppe non sono riusciti ad impedire all'avversario di penetrare nel sacro suolo della Patria.
La nostra linea si ripiega secondo il piano stabilito. I magazzini ed i depositi dei paesi sgombrati sono stati distrutti. Il valore dimostrato dai nostri soldati in tante memorabili battaglie combattute e vinte durante due anni e mezzo di guerra dà affidamento al Comando Supremo che anche questa volta l'esercito al quale sono affidati l'onore e la salvezza del Paese saprà compiere il proprio dovere.”5
Il bollettino suscitò comprensibilmente paura e fortissime polemiche. Molte di queste ruotavano attorno al “tono” usato da Cadorna, tanto che alcuni ambasciatori, tra i quali Imperiali a Londra, provarono a bloccarne la pubblicazione, sostituendolo con un secondo bollettino, emanato alcune ore più tardi dal ministro Scialoja. In effetti a Londra venne pubblicato questo secondo bollettino, il quale seppur mantenendo ferma la sostanza drammatica del primo, usava toni meno duri e meno apertamente accusatori nei confronti di alcuni reparti d'armata. Il punto era uno e uno soltanto: il bollettino di Cadorna comunque era arrivato alle ambasciate e ai giornali e il suo contenuto e la drammaticità del linguaggio adoperato avevano impressionato notevolmente la stampa inglese, la quale se anche non lo pubblicò, ovviamente ne rimase influenzata nei commenti e soprattutto iniziò seriamente a considerare quanto avrebbe potuto “tenere” il nostro Paese. È lo stesso Imperiali che lo dice apertamente a Sonnino6. Sulle impressioni non positive che questo bollettino suscitò in giro per l'Europa ne dà un esempio Sonnino in un telegramma inviato allo stesso Cadorna il 30 ottobre dove spiega senza giri di parole che “constatando e segnalando ufficialmente gravi deficienze delle truppe italiane” si correva il rischio di spegnere il desiderio degli altri Governi di mandare aiuti all'Italia e di “disperdere il capitale di simpatia stima e sentimento di solidarietà acquistato in due ani e mezzo di lotta”. In altri termini, Sonnino manifestava il proprio terrore che l'Italia perdesse credibilità come alleato e come Nazione in grado di portare un contributo determinante alla vittoria finale.7 

Il testo del bollettino che tanto faceva discutere e che abbiamo riportato più sopra in verità si differenziava lievemente rispetto al testo del bollettino di guerra n.887 firmato da Cadorna, soprattutto nell'utilizzo di una durissima espressione, poi cancellata nel testo dato alla stampa. Il testo firmato, riveduto ed approvato da Cadorma era il seguente: “La mancata resistenza di reparti della seconda Armata vilmente ritiratisi senza combattere ignominiosamente arresasi al nemico, ha permesso alle forze austro germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. (...)”8. Cadorna stesso, successivamente a quegli eventi, spiega il perchè di quel durissimo bollettino, giustificando l'utilizzo di quelle espressioni per una duplice ragione. Prima di tutto – sostiene – nel biasimare il comportamento di alcuni reparti e contemporaneamente nell'esaltare il comportamento opposto della Terza Armata voleva – o quantomeno questo era il suo scopo – dimostrare che non tutto l'Esercito era in rotta ma esistevano reparti che ancora credevano alla vittoria e si battevano per essa. In altre parole limitando la responsabilità ad alcuni reparti si limitava anche la sfiducia che avvolgeva tutto l'Esercito. La seconda ragione addotta da Cadorna era che “le piaghe vanno curate a tempo col ferro e col fuoco, non con le ipocrisie di una falsa pietà patriottica.(...) La macchia c'era, era meglio, secondo me, che l'esercito e il Paese sentissero subito la necessità di lavarla.”9
Il piano di battaglia predisposto da Cadorna dopo quelle drammatiche giornate prevedeva una strenua difesa a tenaglia sul fronte a Nord e su quello della Giulia, predisponendo un ulteriore ripiegamento di resistenza ad oltranza in Carnia e in Cadore10. Il 31 ottobre Raffaele Garinei così annotava sul suo diario:
La nostra manovra è riuscita: il piano austro-tedesco tendeva all'accerchiamento della Terza Armata e allo schiacciamento dell'Armata della Carnia: ma le nostre truppe sono sfuggite alla tenaglia.”11
Il 1° novembre 1917 il Re accoglieva le dimissioni del Ministero Boselli e affidava a Orlando l'incarico di formare il nuovo Governo che giurava nello stesso giorno12.

( il link per poter votare il mio blog Storie di Football Perduto: http://www.superscommesse.it/blog_anno/blog/334/storie-di-football-perduto/.)


1Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 01 dicembre 1917, n° 23
2Cfr. La Stampa del 25 ottobre 1917, n°296
3DDI, Serie V, Vol. IX, n.282
4DDI, Serie V, Vol. IX, n.285 - 295
5Cfr. La Stampa del 29 ottobre 1917, n°300.
6DDI, Serie V, Vol. IX, n.301 e 315
7DDI, Serie V, Vol. IX, n.320
8DDI, Serie V, Vol. IX, n.299. Nota: la sottolineatura nel testo è nostra, a segnalare la frase che tanto fece discutere.
9Il testo è tratto dalla “memoria” che Cadorna presentò alla Commissione d'Inchiesta e pubblicata da Cadorna stesso nel suo Pagine polemiche, Milano, Garzanti, 1951, pagg. 253-256. Qui è ripreso da una nota in calce a DDI, Serie V, Vol. IX, n.299
10DDI, Serie V, Vol. IX, n.310
11Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 01 dicembre 1917, n° 23
12DDI, Serie V, Vol. IX, n.338

venerdì 20 ottobre 2017

TERZA EDIZIONE CONCORSO "BLOG DELL'ANNO" 2017


Storie di Football Perduto fra i top blog di “Blog dell'anno”!

Blog dell’anno è la competizione d’eccellenza dedicata ai blog sportivi: più di 700 blog partecipano alla gara e si sfidano tramite i voti dei lettori. Attualmente, Storie di Football Perduto è nono per quanto riguarda la classifica generale “Top Blog”, ed è quarto classificato nella sezione di riferimento “Calcio”!
Le votazioni si chiuderanno il 6 Dicembre 2017, abbiamo bisogno del vostro supporto per poter scalare ulteriormente la classifica! Ogni utente può esprimere un solo voto ogni 24 ore per ciascuna categoria. Trascorse 24 ore dal voto contabilizzato, in caso di nuova votazione, il sistema contabilizza la nuova preferenza espressa.
Di seguito il link per poter votare Storie di Football Perduto: http://www.superscommesse.it/blog_anno/blog/334/storie-di-football-perduto/.

Blog dell'anno” è un'iniziativa di Superscommesse.it, il primo comparatore italiano di quote per scommesse sportive nonché Testata Giornalistica registrata presso il comune di Roma: http://www.superscommesse.it/.
Grazie!

mercoledì 18 ottobre 2017

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

JUVENTUS - GENOA, 2 APRILE 1905


Una fase dell'incontro giocato al Velodromo Umberto I di Torino tra Juventus e Genoa, valevole per il girone finale del campionato del 1905.
La partita terminò sul punteggio di 1-1 con le reti di Forlano per i bianconeri e pareggio di Mayer per il Genoa.

martedì 19 settembre 2017

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

FINALE NAZIONALE 1919/20. INTERNAZIONALE - U.S. LIVORNO


Per la prima volta una squadra del Centro-Sud mette in difficoltà in finale una del Nord.
Accadde il 20 giugno 1920 in occasione della finalissima nazionale, giocata sul campo neutro dello Sterlino a Bologna, tra l'Internazionale e il Livorno.


Il primo tempo fu tutto a favore dei milanesi che chiusero in vantaggio per 3-0, grazie alla doppietta di Agradi e la rete in chiusura di Aebi. Nella ripresa vennero fuori i labronici che nel finale prima accorciarono le distanze con Magnozzi e poi, a tre minuti dal termine, segnarono ancora una volta con Magnozzi (per molte fonti autorete di Campelli), che tirò una sassata che il portiere nerazzurro non riuscì a trattenere e deviò in porta.

martedì 5 settembre 2017

TERZA EDIZIONE CONCORSO "BLOG DELL'ANNO" 2017


Se volete potete votare questo blog cliccando direttamente QUI.
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Votate numerosi, grazie!!!


lunedì 28 agosto 2017

HURLING GAA

Il gioco dello Hurling, uno dei giochi gaelici nativi irlandesi, rappresentato nella scultura presente nella città di Kilkenny la cui squadra ha vinto più titoli All-Ireland Senior Hurling Championship.

lunedì 21 agosto 2017

CALCIO D'ESTATE – TORNEO DELL'ESPOSIZIONE DI ROMA (1911)

Con l'estate del 1911 le squadre italiane iniziavano a ricevere inviti a tornei calcistici estivi. Uno di questi venne disputato a Roma nel giugno di quell'anno in occasione dell'Esposizione Internazionale che si tenne a Roma, Torino e Firenze in occasione dei primi 50 anni di Unità Nazionale. L'Esposizione del 1911, infatti, era una celebrazione del cinquantenario dell'Italia Unita che fu allestita nelle tre città che erano state le capitali del Regno dal 1861: a Torino si tenne l'Esposizione Internazionale dell'industria e del lavoro, inaugurata il 29 aprile al monumentale Stadium di Corso Vinzaglio, mentre a Roma e Firenze si organizzarono mostre alternative dedicate alle arti e alla cultura.
L'Esposizione etnografica di Roma, nello specifico, voleva essere una specie di viaggio in Italia attraverso quattordici padiglioni espositivi rappresentativi delle regioni italiane. Il 29 giugno proprio a Roma all'interno del ricco cartellone collaterale alla mostra venne giocato un importante torneo internazionale con girone all’italiana, nel quale parteciparono le squadre campioni d’Italia, Francia e Ungheria e un’importante società della Svizzera. Le squadre iscritte furono la Pro Vercelli, il Red Star Amical Club di Parigi, il Magyar Testgyakorlok Kore (il famoso MTK) di Budapest e il F.C. Servette di Losanna. Questo torneo rappresentò il primo vero appuntamento di prestigio per il football a Roma, quindi al di fuori dei confini “storici” entro i quali il calcio era nato e si era diffuso in Italia. Il Corriere della Sera ci aiuta a dettagliare meglio l'avvenimento. Per il torneo la Pro Vercelli non poté contare sui terzini Ara e Bossola, sostituiti da Berardo del F.C. Piemonte e da De Vecchi del Milan. Circa l'innesto di Berardo che, a differenza di De Vecchi, rimase poi nei ranghi delle Bianche Casacche, Luca Rolandi ricorda l'aneddoto di come il ragazzo convinse il presidente Bozino a tesserarlo pronunciando la seguente frase: “Sarebbe un onore e un grande orgoglio indossare la maglia dei campionissimi della Pro”. Berardo quindi esordì con la Pro durante questo torneo e da quel momento diventò un punto fermo nelle successive vittorie vercellesi. Ritornando al torneo, il 30 giugno il corrispondente del Corriere della Sera così raccontava delle condizioni nelle quali si sarebbe svolto il torneo. Si comprende perfettamente quale fosse la differenza - anche culturale - tra il football giocato al nord e quello praticato al sud:
«Il terreno sul quale si svolge il torneo è tutt’altro che regolamentare, benché raggiunga le dimensioni di 100 x 60. Esso è privo d’erba, forma una leggera conca, ed è quasi tutto cosparso di sabbia in alcuni punti assai cedevole».
Durante la partita inaugurale si raggiunse un numero di spettatori impressionante, circa 15.000 persone, anche se il cronista puntualizza:
«(...) non vi era entusiasmo, non vi erano grida di incitamento; un pubblico freddo che per la massima parte ignora le regole del giuoco e che ben presto si annoiò».
Il pubblico per l’incontro successivo, quello tra Pro Vercelli e Servette, da 15.000 scese a 1.000, ma fu senz’altro più partecipe. La partita venne sospesa quando mancavano circa venticinque minuti alla fine, sul punteggio di 2-0 per gli svizzeri, per sopravvenuta oscurità. Quando l’arbitro fischiò l’interruzione il pubblico scese dagli spalti e si strinse sul campo tra i giocatori: in queste condizioni il capitano del Servette non se la sentì di decidere sul da farsi, e quindi venne improvvisata una riunione in un albergo romano, presenti i due capitani, l’arbitro e il vice-presidente federale, nella quale - senza avvertire nessuno, stampa compresa - venne deciso di rigiocare la partita l’indomani mattina alle 7!
La squadra italiana vinse 4-2 e raggiunse in testa alla classifica l'MTK; nella partita decisiva – la terza in meno di due giorni! – la Pro Vercelli schierò la seguente formazione:
Innocenti; Valle, De Vecchi; Binaschi, Milano I, Leone; Milano II, Berardo, Ferrero, Corna, Piacco.
La partita non ebbe storia: il primo tempo si chiuse sul 2-1 per i magiari i quali, verso la fine del secondo tempo, trovarono anche la terza marcatura, vincendo così l'incontro per 3-1 e, di conseguenza, conquistando il torneo con tre vittorie in altrettante partite.
M.T.K.
Tabellino finale:
29/06 SERVETTE - M.T.K. 0-1
30/06 M.T.K. - RED STAR 2-2
01/07 PRO VERCELLI - SERVETTE 4-2
01/07 PRO VERCELLI - RED STAR 2-1
02/07 RED STAR - SERVETTE 3-3
02/07 M.T.K. - PRO VERCELLI 3-1
 



mercoledì 19 luglio 2017

BLOG DELL'ANNO: AL VIA L'EDIZIONE 2017

 
Si sono chiuse le selezioni per Blog dell'Anno, il torneo promosso da Superscommesse.it che vede in sfida i più importanti blog di argomento sportivo. Il contest nasce per dare visibilità e importanza al lavoro di migliaia di persone che periodicamente contribuiscono ad informare i propri lettori riguardo i principali avvenimenti sportivi e non solo. A partire dal 24 agosto 2017, giorno in cui si apriranno le votazioni, tutti potranno supportare i propri blogger di fiducia votando sul sito http://www.superscommesse.it/blog_anno/.

Tantissimi sono i blog in gara selezionati tramite autocandidatura e valutazione da parte di esperti del team di Superscommesse.it; tutti i partecipanti sono stati divisi in in sette categorie: Basket, Calcio, Ciclismo, Motori, Tennis, Volley, Altri Sport; chi riceverà più voti vincerà il torneo nella propria categoria. Tra i primi classificati, inoltre, verrà eletto il "Blog dell'Anno", ovvero colui che ha ricevuto più preferenze di tutti.

Il campione della scorsa edizione è Cristian Vitali, blogger di "Calciobidoni.it", chi sarà quello di quest'anno? 

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martedì 11 luglio 2017

SPAGNA'82: CAMPIONI DEL MONDO

Trentanniepassa. Tutto attaccato, tutto d'un fiato. Come un rossitardellialtobelli in finale. Come tutte le cose del calcio da ricordare, da portare con sé nei sentieri della vita. Ricordo tutto del mio mundial. La sconfitta dell'Argentina campione del mondo in carica contro il Belgio, nella partita inaugurale. Ardiles con il numero 1. Per dire. Ricordo la mia bicicletta, il mo album di figurine e il quaderno dove scrivevo i tabellini di tutte le partite e dove avevo incollato i ritagli degli stemmi delle squadre da TV Sorrisi e Canzoni. Avevo 9 anni in quella fine primavera di trentanni fa, e un Tango appena regalato dai miei genitori.
Avevo Zoff, Maradona, Dasaev, Platini, Lato, Keegan. Avevo tutto il Brasile, quel Brasile, il “mio” Brasile. Il Brasile di tutti quei ragazzini che hanno avuto la fortuna di innamorarsi del football in quegli anni.
E pomeriggi e sole. Goldrake e Rossi.
I ricordi non sono lineari, partono da un rigore sbagliato da Cabrini in finale, a Castelnuovo di Sotto, provincia di Reggio Emilia, Emilia Romagna, Italia, Europa del sud, Terra, e portano dove vogliono loro. Sanno fare molto bene il loro mestiere, i ricordi. Virano improvvisi, saltano come una catena di bicicletta, e mi ritrovo aggrappato al bancone di un bar, con mio padre al fianco, tra le urla di gioia per quel brasiliano di Conti che ha appena segnato una rete al Perù. E io là in mezzo, piccolo tra i grandi al bar. Subito rotolo con i ricordi più in là – prima, dopo, sopra, sotto non so – quando uno sceicco scende in campo per chiedere all'arbitro di annullare una rete della Francia contro il suo Kuwait e io davanti alla TV, a casa del fratello di mia nonna.
L'ho detto. L'ho scritto. Quello è stato, è il mio mundial. Non ce ne sono stati più di mundial così, visti sull'ottovolante dei miei 9 anni, tra una partita al pallone giocata dietro la stalla e una guardata sotto le stelle nel giardino dei miei nonni, in un televisore che ora andrebbe bene forse come schermo di uno smartphone. Ma quello era il mio mundial, accidenti! C'erano le reti di Rossi contro il Brasile, contro il “mio” Brasile e quella semifinale infinita tra la Francia e la Germania Ovest.
Il mattino dopo la finale, in edicola con La Gazzetta dello Sport aperta, spalancata su un trionfo inaspettato, ma i ricordi mi rimettono in sella alla mia bicicletta. Sono di nuovo a casa, con i miei genitori. Reggio Emilia, Emilia Romagna, Italia, Europa del sud, Terra. Mia madre che stira, mio padre ed io che guardiamo un servizio sui 10 goals che l'Ungheria ha rifilato al povero El Salvador. E allora via, ad imparare i nomi impronunciabili di quegli invincibili magiari, che poi tanto invincibili non sono e non saranno, ahiloro. Nylasi (che ancora dopo trentanniepassa non so come si scrive), l'eroe di serata. Non c'è nulla da fare, è il mio mundial che mi accorgo solo ora di aver vissuto da ramingo: una partita dai miei, una da un cugino, da amici, dagli zii, al bar con mio padre, in cortile con gli amici appesi alla radio accesa, da un vicino di casa, alla bocciofila con mio nonno.
Il mio mundial.
Poi sono arrivati gli altri mondiali. Gli anni allo stadio. Altre biciclette e altri album Panini. Un altro calcio. Ma il mio mundial no, non è più tornato
Sono trentanniepassa che ne aspetto un altro.

mercoledì 21 giugno 2017

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

Il Genoa a borso del piroscafo Mafalda in partenza per la tournèe in Sud America nell'estate del 1923.

La rivista "Il Calcio" scriveva che ciascun giocatore fu fornito di un baule rifornito di biancheria intima e abiti, tra cui un completo nero "confezionato da uno dei primi sarti di Genova".


Tra le altre curiosità riportate dal giornale, l'assicurazione stipulata per i giocatori per 80.000 lire in caso di invalidità permanente e di 40.000 lire in caso di morte.

giovedì 15 giugno 2017

La Biblioteca del football perduto

Pionieri del football. Storie di calcio vittoriano 1863 - 1889 di Simone Cola

Nato come passatempo per i nobili rampolli dell'alta società, il football è diventato il fenomeno di massa che tutti conosciamo alla fine del XIX° secolo, e il suo percorso è stato lungo e travagliato. Dalla fondazione della Football Association alla nascita della Football League, dalle prime pittoresche amichevoli internazionali al Torneo Interbritannico, dai maestri inglesi ai professori scozzesi, “Pionieri del Football” racconta l'evoluzione del calcio nella terra in cui è nato: un viaggio che di anno in anno racconta le idee, gli eroi, le squadre e le partite che hanno segnato la nascita di quello che è sempre stato molto più di un gioco.

Urbone publishing
Euro 14
pagine:  284
codice ISBN:  978-80-7562-019-4
anno di pubblicazione:  2016

giovedì 8 giugno 2017

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

JUVENTUS - BOLOGNA, CAMPO CORSO MARSIGLIA DI TORINO, MAGGIO 1932



La fotografia ritrae Orsi, Vecchina e Munerati dopo l'incontro giocato a Torino sul campo della Juventus di Corso Marsiglia il 1° maggio 1932, sotto una pioggia battente. La partita finì con la vittoria dei bianconeri per 3-2: per primi andarono in vantaggio i felsinei con Maini, poi raggiunti dal rigore trasformato da Orsi; sul finire del primo tempo ancora un goal per i bolognesi con Schiavio. Nel secondo tempo la doppietta di Vecchina fissa il punteggio sul 3-2 per la Juventus.
Con quella vittoria la Juventus distanza di tre lunghezza il Bologna e si avvia a conquistare lo scudetto.

giovedì 1 giugno 2017

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: LA COPPA DELL'EUROPA CENTRALE

Dovete sapere che in Austria-Ungheria si giocava la Challenge Cup tra le squadre dell'Impero che dal 1897 venne disputata sino al 1911. Sulla scorta di quel torneo il geniale Hugo Meisl ideò nella metà degli anni'20 un torneo destinato alle migliori formazioni d'Europa. Per il livello tecnico espresso può senz'altro essere definita l'antenata della Coppa dei Campioni, vi partecipava infatti il meglio del calcio continentale. Il 17 luglio 1927, a Venezia, durante i lavori del Congresso internazionale (che organizzò anche la Coppa Internazionale per nazionali) venne creata la Coppa dell'Europa Centrale, alla quale partecipavano due squadre ciascuno in rappresentanza di Austria, Cecoslovacchia, Jugoslavia ed Ungheria: le due squadre per ciascun paese erano la vincitrice del campionato e la vincitrice della coppa nazionale (oppure la seconda classificata in campionato).
Il Congresso calcistico internazionale che si tiene a Venezia ha deciso la disputa della Coppa d'Europa, per un periodo di tre anni, e secondo il regolamento ultimo dell'International Board. Il Comitato del torneo è stato costituito sotto la presidenza del Comm. Mario Ferretti (Italia).”
 
I primi campioni furono i cecoslovacchi dello Sparta Praga che vinsero in finale contro il Rapid Vienna (6-2; 1-2), mentre nel 1928 si laurearono campioni gli ungheresi del Ferencvaros. Però proprio in quegli anni il calcio italiano cresceva sempre più e chiedeva sempre più spazio e visibilità internazionale e così nel 1929 riusciva ad ottenere due posti nella competizione, in sostituzione della Jugoslavia. Il problema ora, tutto italiano, stava nel decidere chi mandare in coppa, considerato che la manifestazione iniziava quando ancora dovevano giocarsi le finali per assegnare il titolo di campione d'Italia e le due finaliste avevano già preso impegni per delle amichevoli in Sudamerica. Venne pertanto organizzato un quadrangolare di qualificazione tra Ambrosiana-Inter, Genova 1893, Juventus e Milan. Ovviamente i nomi sono alla moda fascista dell'epoca. Il 30 maggio si giocarono i due spareggi, la Juventus vinse 1-0 contro l'Ambrosiana-Inter e si qualificò mentre tra Milan e Genoa fu pareggio dopo i supplementari (2-2) e quindi si rese necessaria la ripetizione dell'incontro che finì ancora in pareggio: a quel punto non c'era più tempo per un altro spareggio e dunque la vincente venne estratta a sorte e il privilegio di disputare la Coppa toccò al Genoa, pardon, al Genova 1893.
Il 30 giugno la Juventus esordiva dunque nella coppa contro lo Slavia Praga e al termine di un'aspra battaglia – come bene riporta lo studioso Stefano Bedeschi – la squadra italiana riusciva a vincere di misura (1-0), ma le sarebbe stato fatale il ritorno quando i cecoslovacchi vinsero facilmente 3-0 e passarono il turno. Al Genova andò ancora peggio, sconfitto 5-1 a Vienna dal Rapid.
Nell'edizione successiva le cose andarono leggermente meglio per le squadre italiane, soprattutto grazie all'Ambrosiana-Inter. Il primo turno contro gli ungheresi dell'Ujpest per i milanesi è epico: vincono a Budapest 4-2 ma perdono con identico punteggio a Milano e dunque necessita uno spareggio che viene disputato a Berna, in campo neutro, che finisce in parità, 1-1. soltanto il 14 settembre ancora a Milano l'Ambrosiana-Inter riesce finalmente ad avere la meglio sui magiari (5-3) e passa alle semifinali dove incontra i forti cecoslovacchi dello Sparta: all'andata i milanesi in casa riescono sul finire ad acciuffare un sudatissimo pareggio (2-2) ma non possono nulla nella gara di ritorno, quando vengono seppelliti da un clamoroso 6-1 ed escono così dalla competizione; ci si consola con la classifica dei cannonieri, che viene vinta da Meazza con 7 reti,mentre la Coppa viene finalmente vinta dal Rapid Vienna alla sua terza finale.
Per vedere una squadra italiana vincere la coppa occorre attendere l'edizione del 1932. Nel primo turno la Juventus elimina i campioni d'Ungheria del Ferecvaros e il Bologna i campioni di Cecoslovacchia dello Sparta Praga, accendendo così entrambe alle semifinali: il Bologna contro il First Vienna, la Juventus contro lo Slavia Praga. Tutto ruota attorno alla sfida tra torinesi e praghesi. Il 6 luglio, alle 18.30, a Praga lo Slavia batte la Juventus 4-0, ma è una partita a dir poco drammatica, caratterizzata da violenza da ambo le parti con la folla che si accende ed invade il campo più volte sino all'apice che si ha verso la fine della partita, quando l'arbitro concede un rigore ai padroni di casa: “(...) ancora i nostri si rivolgono all'arbitro reclamando, e questi, urtato, rotola a terra. Succede allora il finimondo. I giocatori delle due squadre, raggruppatisi nell'area torinese, si colpiscono a calci e pugni, mente la folla, invaso ancora una volta il campo,viene a collettazione coi torinesi, che si difendono alla meglio. La polizia è insufficiente a sedare il tumulto. Invano un altoparlante esorta alla calma. La mischia continua e l'arbitro lascia il campo per non rientrarvi che dopo dieci minuti, quando si è fatta una calma relativa. Egli allontanava allora Cesarini dal campo e il juventino è malmenato dalla folla.”
Insomma, una gazzarra inenarrabile, e c'è ancora da giocare il ritorno...ritorno che si gioca dopo appena quattro giorni, a Torino. L'ambiente è carico di tensione, i tifosi juventini sommergono continuamente i praghesi di fischi e la Juventus chiude il primo tempo in vantaggio 2-0, ma è in avvio di ripresa che accade il “fattaccio”. Planicka, il leggendario portiere cecoslovacco, improvvisamente si accascia al suolo e viene portato negli spogliatoi, dove si rifugia l'intera squadra. Da alcune fonti pare che il portiere sia stato colpito da uno dei sassi che il pubblico ha reiteratamente lanciato in campo. L'arbitro, trascorsa una decina di minuti senza che lo Slavia si ripresenti in campo, decreta la fine della partita. Così un po' tutti in Italia pensano che sia la Juventus a dover sfidare il Bologna in finale, che nel frattempo ha eliminato il First, ma occorre attendere la decisione definitiva del Comitato della Coppa, che si riunisce a Klagenfurt il 14 agosto, cioè oltre un mese dopo i fatti.
E accade l'impensabile.
(...) Il Comitato, essendosi astenuto dal voto i rappresentanti dell'Italia e della Cecoslovacchia, deliberava, a sensi dell'art.12 ultima parte, del Regolamento della Coppa, che ambedue i clubs dovevano essere esclusi dal torneo, lo Slavia per essersi ritirato dal campo di gara al 2.o minuto della ripresa senza giustificato motivo, il Juventus F.C. causa le gravi intemperanze non solo verbali di parte del pubblico e la condotta indisciplinata di taluno dei giuocatori.”
A quel punto il Bologna risultava il vincitore della coppa per...mancanza di avversari! La società felsinea propose di giocarsi la coppa in un triangolare con Juventus e Slavia ma il Comitato respinse l'idea e la Coppa dell'Europa Centrale edizione 1932 venne assegnata ufficialmente al Bologna, la “squadra che tremare il mondo fa”, che fu così la prima squadra italiana a vincere un torneo internazionale.

martedì 23 maggio 2017

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: LA COPPA INTERNAZIONALE

Era ormai arrivato tempo di Europa anche per il calcio degli anni'20 che, come altri sport, aveva assunto piena consapevolezza della propria presa sul pubblico e aveva iniziato a sentire l'esigenza di strutturare in maniera più salda quella vocazione internazionale che già dai primi anni dei pionieri lo aveva contraddistinto. In altre parole, erano ormai maturi i tempi per organizzare una manifestazione europea che mettesse di fronte le migliori espressioni del calcio continentale. Chi concepì e realizzò questa idea fu il famoso allenatore austriaco, nonché una delle menti calcistiche più brillanti dell'epoca, Hugo Meisl che negli anni'20 fu tra gli ideatori ed organizzatori di due manifestazioni continentali, una dedicata alle squadre di club e una per le Nazionali. Così lo ricorda Vittorio Pozzo: “Uomo di levatura superiore, era in grado di giudicare e spesso di prevedere tutto quello che attorno a lui avveniva. Non si occupava puramente di tecnica, come facevo io, Meisl: curava anche la parte politica del calcio, ed era un po' il 'factotum' della sua Federazione, per gli affari interni e soprattutto per quelli internazionali.”
Le due competizioni di cui si dirà sono la Coppa Internazionale riservata alle rappresentative nazionali e la Coppa dell'Europa Centrale disputata tra squadre di club, da noi più nota come Coppa Mitropa, della quale parleremo la prossima volta.
La Stampa nell'edizione del 28 ottobre 1926 così riportava la notizia della Conferenza tenutasi a Praga il giorno prima:
Si sono oggi riuniti i rappresentanti delle Federazioni di calcio italiana, ceco-slovacca, austriaca ed ungherese per discutere sulla creazione di una competizione internazionale di foot-ball. L'Italia era rappresentata, come è noto, dal Cav. Uff. Ferretti e dal sig. Zanetti. Su proposta dei rappresentanti italiani è stato deciso di creare due competizioni: la prima sotto il nome di Coppa d'Europa per le squadre nazionali rappresentative e la seconda sotto il nome di Coppa dell'Europa Centrale per le squadre delle società che sono campioni o finaliste dei differenti campionati. Per questa ultima competizione, ciascun paese designerebbe due squadre. La partecipazione dell'Italia alla Coppa d'Europa è già stata assicurata.”
Furono dunque quattro le federazioni calcistiche che diedero vita alla competizione: Austria, Cecoslovacchia, Italia ed Ungheria, probabilmente il meglio del calcio europeo dell'epoca, fatta eccezione per i maestri inglesi, schivi come sempre. A queste quattro nazionali si aggiunse la Svizzera e nel 1927 poteva iniziare la prima edizione del torneo, torneo basato su un girone all'italiana con partite di andata e ritorno (una in casa e una in trasferta) e classifica finale. Evidentemente mancando un ente sovranazionale che garantisse l'organizzazione del torneo, il tutto era lasciato alle libere determinazioni delle singole Federazioni e le partite venivano disputate in date e luoghi decisi in base alle esigenze e disponibilità dei singoli enti nazionali.
La Coppa in palio, tutta in cristallo, del valore di 20.000 corone cecoslovacche venne offerta dal Primo Ministro cecoslovacco Antonin Svehla, da qui il nome con cui è anche conosciuta la Coppa, Svehla Pokal.
A Praga il 18 settembre 1927, davanti ad oltre 30.000 persone iniziava la prima edizione della Coppa Internazionale con la vittoria della Cecoslovacchia per 2-0 contro l'Austria; quest'ultima, una settimana dopo, veniva sconfitta anche dall'Ungheria a Budapest per 5-3. L'Italia faceva il suo esordio nella competizione il 23 ottobre, sul temibile campo di Praga:
I calciatori azzurri sono giunti a Praga per il loro primo match internazionale dell'annata. Negli ambienti calcistici di qui (Praga, ndr), quantunque si apprezzi molto la nostra “nazionale”. Si ha la certezza in una vittoria della squadra cecoslovacca. (...) L'incontro che attende domani i nostri “azzurri” è certamente duro e difficile. Battuti dal pronostico, si troveranno di fronte ad una squadra che va famosa per il bellissimo giuoco di assieme di alto rendimento. È questa la gran forza della compagine cecoslovacca.”
Per il quotidiano La Stampa l'incontro venne seguito da Vittorio Pozzo che così racconta la partita:
Il tempo non ha favorito l'incontro tra le nazionali dell'Italia e della Cecoslovacchia. Una pioggia fine e leggera cade fin dalle prime ore del mattino, ciò che non impedisce però che già un'ora prima dell'inizio del match il campo dello Sparta sia stipato. Si calcola che quindici mila persone siano presenti. Il campo è in condizioni disastrose, ridotto ad un vero pantano.
(…) La partita ebbe una storia ben strana. Nervosa, rotta, disputata ora con torpore ora con velocità; a tratti anche violenta, interessante sempre.”
Alla fine Pozzo fa un'analisi della partita:
La difesa italiana fu pienamente all'altezza della situazione, con Calligaris in primo piano. La linea mediana, eccellente nel lavoro difensivo, all'attacco non funzionò invece che a tratti. Baloncieri e Cevenini erano in cattive condizioni, malgrado questo, però, il nostro attacco dimostrò maggior decisione che non quello avversario.
La squadra boema, non ha lasciato quell'impressione di potenza e valore tecnico che ebbimo occasione di notare altre volte. (…) Partita piena di contraddizioni: le due squadre ed i loro migliori elementi ebbero alti e bassi impressionanti, se facciamo eccezione per la difesa italiana, Kada e Kolenaty”
Al termine del torneo fu proprio l'Italia – che nel frattempo era passata sotto la guida tecnica dello stesso Vittorio Pozzo – a risultare vincitrice, soprattutto grazie al primo storico successo ottenuto contro l'Ungheria del 25 marzo 1928, quando a Roma la nazionale italiana riuscì a rimontare i magiari da 0-2 e vincere per 4-3
La classifica finale fu la seguente:
11 ITALIA
10 AUSTRIA
10 CECOSLOVACCHIA
9 UNGHERIA
0 SVIZZERA
Nel biennio 1931-32 la Coppa venne vinta dall'Austria (Italia seconda), mentre la terza edizione, quella giocata tra il 1933 ed il 1935 venne vinta ancora dall'Italia, seguita da Austria ed Ungheria. L'edizione programmata per il 1936-38 non venne invece assegnata poiché venne sospesa dopo l'annessione dell'Austria alla Germania del 12 marzo 1938: ormai le ombre del conflitto bellico si stavano allungando sull'Europa e la Coppa finì in soffitta. Si ritornò a pensare alla Coppa Internazionale a guerra conclusa, in un nuovo clima, in una nuova Europa. Fu un'edizione lunga, durò ben 5 anni e vide la vittoria dell'Ungheria, quell'Ungheria che si apprestava a diventare la famosa squadra d'oro, l'Aranycsapat di Puskas, Hidegkuti, Kocsis; l'Italia, travolta dall'immane tragedia di Superga, arrivò penultima. Così come si piazzò ancora al penultimo posto anche nell'edizione successiva, quella del 1955-60 che sarebbe stata l'ultima edizione della Coppa, che venne vinta dalla Cecoslovacchia e registrò la partecipazione della Jugoslavia. Conclusa l'edizione numero 6 – la prima organizzata dalla neonata U.E.F.A. - la coppa venne definitivamente archiviata: ormai i tempi erano maturi per un vero campionato europeo.




mercoledì 17 maggio 2017

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: LA COPPA ITALIA (1922)

Come abbiamo già avuto modo di raccontare, i primi anni'20 del calcio italiano furono molto burrascosi ma videro anche la nascita di una nuova competizione, la Coppa Italia che nel 1922 venne vinta dal Vado Ligure. 
L'esperimento venne messo in pratica per aumentare l'offerta di calcio da parte della F.I.G.C. nell'anno dello “scisma” dei grandi squadroni: il suo campionato, infatti, vinto dalla Novese, proprio per la modesta caratura tecnica delle partecipanti non ebbe successo e quindi la Federazione tentò la carta della Coppa. Alla nuova competizione si iscrissero più di 35 squadre, tutte appartenenti alle categorie “minori”; il regolamento prevedeva incontri di sola andata a sorteggio sul modello della F.A. Cup inglese e iscrizione gratuita alla competizione purché la società fosse proprietaria del campo di gioco. Si giocò dal 2 aprile al 16 luglio del 1922, nel più assoluto disinteresse del grande pubblico poiché la mancanza delle squadre più forti e più famose tenne lontano dai campi gli spettatori. Comunque si giocò e dopo i primi turni eliminatori si arrivò a disputare le semifinali il 25 giugno:
Vado – Libertas Firenze = 1-0 t.s.
Udinese – Lucchese = 4-3 t.s.
Il risultato di questa seconda semifinale non venne però omologato a causa di un errore tecnico circa il punto di battuta di un calcio di rigore e quindi venne rigiocata il 9 luglio:
Udinese – Lucchese = 1-0
Si arrivò quindi alla finale, in programma a Vado Ligure in gara secca per il 16 luglio, giocata tra Vado e Udinese davanti ad un – finalmente – folto pubblico.
«Il calcio italiano non ha nulla da invidiare al confratello inglese. Una squadra di promozione infatti si trova ad essere finalista nella Coppa Italia» Così presentava la finale La Gazzetta dello Sport.
Le cronache, scarse, riportano di una partita tesa, dove il Vado riuscì a contrastare le folate dell'Udinese sino al termine dei tempi regolamentari. Si iniziarono dunque i supplementari e lì balzò agli onori della cronaca – e della storia – il nome dell'allora diciassettenne Felice Levratto che al 118° minuto riuscì a segnare il goal decisivo per la vittoria del Vado, e già che c'era con quel tiro fulminante pare abbia sfondato letteralmente la rete, come poi gli accadrà altre volte nel corso di quella che sarebbe stata una grande carriera.
A proposito di Felice Levratto, pare bello riportare qua uno stralcio tratto dai Ricordi di Vittorio Pozzo relativo alla partita Italia – Lussemburgo, Olimpiadi di Parigi del 1924:
Un ricordo di questo incontro: un mezzo omicidio involontario di Levratto. Una formidabile legnata sua, nel secondo tempo, colpisce in pieno Bausch. Crolla, il nostro uomo, come colpito dalla mazzata di un pugilatore: ha perduto i sensi, sanguina dalla bocca. Tutti attorno: paura di chi sa che cosa. Finalmente ritorna in sé. E' la lingua che, presa fra i denti al momento della botta, s'è tagliata. Rinviene, si fa medicare e chiede a me chi è stato l'autore di quel tiro inumano, dice lui. Glielo indico. Passa qualche minuto. Ecco che per azione simile all'altra, Levratto ricompare solo davanti alla porta ed alza la gamba come lo spaccalegna alza il braccio. Il portiere, come lo vede, con un balzo felino pianta rete, pali, porta e fugge in tuffo fuori porta. L'istinto della conservazione. Parare è bene, ma lasciarci la pelle o farsi guastare i connotati, no, eh! Non è più sport. Nella omerica risata che segue il gesto disperato del portiere, Levratto manca il punto a porta vuota.”
Il Vado, il piccolo Vado Ligure vinse così la prima Coppa Italia, un trofeo in argento di oltre 8 chili di peso che alcuni anni dopo – siamo nel 1935 e la Patria reclama oro e argento – venne donata al Partito Fascista e fusa. Soltanto nel 1992 la Federazione donerà una copia del trofeo alla società ligure.
Detta però come va detta, l'esperimento – al netto del romanticismo pionieristico – fu un totale fallimento e non venne ripetuto sino al 1935/36, se si eccettua il tentativo del 1926/27, quando vennero disputati i primi turni di una rinnovata – ed ingigantita – Coppa Italia: si iniziò a giocare l'11 novembre 1926 ma la competizione venne interrotta nella tarda primavera dell'anno dopo e mai più ripresa poiché non vi era più spazio, nel fitto calendario federale, per giocare gli incontri della Coppa.

 

lunedì 8 maggio 2017

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: LA FINALE “INFINITA” (1924/25)

Abbiamo già avuto modo di dire che dal 1922/23 il campionato italiano di calcio venne strutturato in due Leghe distinte, con una vincente del nord e una vincente del sud che si incontravano nella vera e propria finale nazionale in gare di andata e ritorno. Nella stagione 1924/25 la finale di Lega Nord tra Genoa e Bologna passò alla storia in quanto furono necessari ben cinque incontri per determinarne la vincitrice. Il Genoa, campiona in carica, puntava dritto dritto al 10° titolo, mentre il Bologna sognava il suo primo scudetto. Oddio, “primo scudetto” sarebbe stato anche in caso di vittoria genoana in quanto è proprio da quell'anno che viene deciso che la squadra campione potrà cucire sulle proprie maglie uno scudo tricolore.
La finale di andata era stata giocata a Bologna, sul campo dello Sterlino il 24 maggio del 1925 e la vittoria per 2-1 degli ospiti era sembrata il preludio alla vittoria finale, senonché una settimana dopo, a campi invertiti, il Bologna, nei minuti finali aveva agguantato con Della Valle il 2-1 portando in tal modo la finale in perfetta parità.
Si rende dunque necessario uno spareggio e viene prescelto il campo del Milan, quello di viale Lombardia. Il 7 giugno ben 12.000 spettatori si presentano al campo, ma le tribune non sono in grado di accoglierli tutti e in molti si assiepano ai bordi del terreno di gioco.
L'arbitro – Mauro – decide di far disputare comunque l'incontro e perciò si inizia. E si comincia alla grande, almeno per il Genoa che chiude il primo tempo in vantaggio 2-0. Tutto deciso? Non proprio, perchè c'è da giocare ancora il secondo tempo ed è lì che se ne vedono delle belle – o per meglio dire delle brutte.
Tutta la vicenda ruota attorno al 61° minuto, dopo circa un quarto d'ora della ripresa. C'è un attacco del Bologna, Muzzioli scatta, porta avanti la palla, tira e...e? Ecco, a questo punto le cose si complicano perchè per alcuni il pallone finisce in rete, per altri invece viene deviato in calcio d'angolo dal portiere. A chi credere? So cosa state pensando: l'arbitro cosa ha deciso? Bè, l'arbitro concede il corner, scatenando le ire del pubblico che invade il terreno di gioco circondandolo minacciosamente. Dopo ben 13 minuti di discussioni e proteste, in assenza di sicure vie di fuga, il buon Mauro cambia idea e concede la rete. 2-1 e palla al centro. Va bene, ma in definitiva il pallone era entrato oppure no? In assenza di moviole ante litteram dovremo accontentarci di ciò che dicono le fonti. Per il Corriere dello Sport (che è di Bologna...) la rete è perfettamente regolare, per i giornali genovesi, al contrario, il portiere dei liguri avrebbe compiuto una meravigliosa parata. La Stampa di Torino, invece, fa una ricostruzione ancora diversa, introducendo un ulteriore elemento come si legge nel numero del 8 giugno:
(...) A nostro giudizio il goal non poteva essere concesso. (…) allorquando Muzzioli per scavalcare Bellini spinse avanti a sé il pallone questo andò ad urtare nelle gambe degli spettatori che erano seduti proprio sul limitare del campo. Naturalmente il pallone non andò fuori di gioco – come avrebbe fatto se il campo fosse stato sgombro – e Muzzioli raccogliendo la palla, segnava”
Dicevamo, 2-1 e palla al centro, ma qua, stando ad alcune fonti, accade un altro fatto decisivo. Se continuiamo a leggere la stampa dell'epoca vicina agli ambienti bolognesi, apprendiamo che la partita riprese, il Bologna segnò il 2-2 e si attese la disputa dei tempi supplementari. Se però leggiamo la ricostruzione che fa il Ghirelli, questi fa menzione di un colloquio che l'arbitro ebbe con il capitano del Genoa, De Vecchi: in poche parole, l'arbitro avrebbe avvertito il giocatore che per lui l'incontro era finito sul 2-1 ma che lo avrebbe portato a termine solo per “motivi di ordine pubblico”. Al triplice fischio, dunque, il Genoa è sicuro di aver vinto il titolo, mentre il Bologna si ripresenta sul terreno di gioco per i tempi supplementari. E aspetta.
Aspetta il Genoa che invece non si presenta.
A seguito dei ricorsi presentati da entrambe le società, la Lega Nord decise di considerare nullo l'incontro in quanto giocato in condizioni non regolamentari e venne pertanto deciso di giocare un altro spareggio il 5 luglio sul campo di Corso Vinzaglio, a Torino. Anche quell'incontro terminò in pareggio (2-2 dopo tempi supplementari), ma non fu tanto il risultato a destare scalpore quanto quello che accadde dopo, alla stazione, quando vennero addirittura sparati alcuni colpi di rivoltella tra i tifosi delle due squadre. Quelli che seguirono furono giorni convulsi, duranti i quali le due squadre – con comunicati ufficiali e mediante le rispettive “fazioni” giornalistiche – si indirizzarono accuse reciproche sempre più pesanti. 
La soluzione arriva a fine luglio, più precisamente il 26 luglio, durante l'assemblea della Lega Nord, quando viene deciso di giocare il nuovo spareggio in data 9 agosto: ovviamente non viene detto il dove, per evitare che le rispettive fazioni abbiano modo di organizzare la trasferta.
Il 7 agosto la stampa diede la notizia: si sarebbe giocato a Torino, alle 7 del mattino:
(...) l'incontro, arbitrato da Achille Gama, avrà luogo sul campo della Juventus, a porte chiuse, alle ore 7 del mattino, allo scopo di evitare un eccessivo assembramento di appassionati e di supporters delle due squadre in lotta”
Ma non si giocò a Torino. Nella tarda serata dello stesso giorno le due società vennero avvertite in gran segreto di recarsi a Milano per giocare la partita; non venne comunicato il campo, anzi, venne fatto un fenomenale lavoro di depistaggio se è vero come è vero che molti tifosi all'alba del 9 agosto si recarono alcuni al campo del Milan, altri al campo dell'Internazionale, rimanendo delusi. Si giocò, invece, su un campo periferico, quello della Forza e Coraggio:
(...) Il campo della Forza e Coraggio era guardato a vista da carabinieri in tutti i suoi accessi; dei lancieri a cavallo facevano, durante tutta la partita, delle evoluzioni intorno al recinto. Inesorabili cerberi respingevano all'ingresso tutti coloro che non avevano il diritto di presenziare l'avvenimento, cosicché in breve alcune case dei dintorni si popolarono ben presto nelle finestre e persino sui tetti di gruppi di appassionati: il custode di una casa in costruzione riuscì a trarre benefici facendo pagare due lire a tutti coloro che volevano approfittarne.
Alle 7 erano già giunti i genovesi: dopo pochi minuti arrivarono i bolognesi, gli uni e gli altri in automobili e già in costume.”
La sfida, ripresa da due macchine cinematografiche, terminò finalmente con un vincitore: il Bologna ebbe la meglio (2-0) e poté quindi andare a giocarsi la finalissima contro l'Alba di Roma e laurearsi, per la prima volta nella sua storia, campione d'Italia.