martedì 21 novembre 2017

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO


Come le donne giocavano al football in Inghilterra cento anni fa. 
Le immagini sono tratte da "La Domenica Sportiva" del dicembre 1917 e ritraggono una fase di gioco del campionato inglese e un momento di relax durante l'intervallo.




martedì 7 novembre 2017

SVEZIA-ITALIA 1912, L'UNICA VITTORIA AZZURRA IN SVEZIA

La storia delle sfide calcistiche tra Italia e Svezia è lunga, molto lunga: da oltre un secolo gli Azzurri incrociano i tacchetti con i nordici. La prima volta che ciò accadde fu proprio a casa loro, nella lontana estate del 1912.
I GIOCHI OLIMPICI DI STOCCOLMA. La Nazionale italiana nasce nel maggio del 1910, tutta vestita di bianco. La prima volta dell'Italia ai Giochi olimpici è di due anni più tardi: l'Italia esordisce alle Olimpiadi nell'edizione del 1912, a Stoccolma. A dirla tutta la Federazione dell'epoca non era molto convinta di parteciparvi, tutt'altro: i pesanti rovesci patiti contro Francia e Svizzera avevano prodotto un piccolo cataclisma con la decisione di esautorare la Commissione tecnica alla guida della Nazionale e le dimissioni del Presidente, Ferrero da Ventimiglia. In realtà dopo la vittoria 6-2 contro la Francia nella prima, storica, partita giocata dalla Nazionale, l'Italia non ne aveva più vinta una: nelle successive 6 gare la miseria di 2 pareggi e 4 sconfitte. Logico dunque che ai vertici federali non si smaniasse troppo di partecipare al torneo olimpico, ma le pressioni esercitate direttamente dal governo italiano andavano in senso opposto, spingendo invece per la partecipazione dell'Italia alla manifestazione.
Come bene sintetizza Alfio Caruso le recenti conquiste di Tripolitania e Cirenaica avevano fatto assurgere il nostro Paese a potenza coloniale – o quasi... - e pertanto era d'obbligo che la squadra di calcio partecipasse al torneo olimpico organizzato dal C.I.O. E così fu.
La spedizione azzurra fu affidata al segretario della Federazione, quel Vittorio Pozzo che alcuni lustri più avanti sarebbe diventato il Commissario tecnico più vincente nella storia azzurra
Al torneo si erano iscritte 13 nazionali, poi all'ultimo momento Belgio e Francia avevano rinunciato. La medaglia d'oro va alla Gran Bretagna che – come quattro anni prima – batte in finale la Danimarca. È l'Olimpiade del tedesco Fuchs che il 1° luglio segna ben 10 reti alla Russia nel 16-0 finale della Germania.

LA SPEDIZIONE AZZURRA. Vittorio Pozzo deve fare i salti mortali per selezionare i calciatori da portare in Svezia. Non tanto per l'abbondanza da cui attingere – inesistente -, ma per il fatto che il Comitato Olimpico Italiano aveva autorizzato Pozzo a portarsi soltanto 14 giocatori! Gli ostacoli furono innumerevoli. Intanto il servizio militare. Alcuni tra i calciatori dell'epoca più bravi erano sotto le armi e il Ministero della Guerra non si rese disponibile a concedere permessi e pertanto, tra gli altri, il trio della Pro Vercelli Rampini, Corna e Milano II dovettero restare a casa. Altri, per poter partecipare, in virtù dei buonissimi rapporti personali con lo stesso Pozzo, rinunciarono alle loro ferie e si accordarono con i loro rispettivi datori di lavoro. Pozzo dovette poi anche considerare i fragili rapporti tra le società milanesi e piemontesi, rapporti sui quali si basavano le convocazioni. Alla fine per la Svezia partirono in sedici: quattordici giocatori e due dirigenti. Le difficoltà non erano certo finite perchè anche il viaggio si rivelò un'avventura. Tanto per sottolineare le differenze con quanto accade oggi, ognuno di questi sedici azzurri aveva dovuto raggiungere Verona a proprie spese e da lì il Comitato Olimpico pagava il viaggio in treno andata e ritorno in II classe. Inoltre garantiva a ciascun partecipante una diaria di 6 lire al giorno e vitto e alloggio in Svezia, dove vennero alloggiati in un educandato femminile libero per le vacanze. L'aspetto se vogliamo più pittoresco, ma piuttosto emblematico dei tempi in cui accadevano questi eventi, fu – come gustosamente racconta lo stesso Pozzo – che il Comitato Olimpico pagava sì la trasferta in II classe ma aveva autorizzato i partecipanti, una volta lasciato il confine italiano, a viaggiare in III classe e ad intascarsi la differenza!
IL TORNEO DELL'ITALIA. Il torneo olimpico prevedeva un primo turno ad eliminazione diretta per determinare chi avrebbe proseguito nel cammino verso le medaglie; le altre avrebbero partecipato ad un torneo di consolazione. Il sorteggio “regalò” all'Italia la Finlandia. Pareva tutto facile ma i finnici non erano dello stesso parere e vinsero 3-2 ai supplementari una partita che gli azzurri giocarono appena quindici ore dopo il lungo viaggio in treno. Così la Finlandia eliminò l'Italia dal giro medaglie costringendola al torneo di consolazione, dove il 1° luglio sul campo di Solna, incontrò i padroni di casa della Svezia. Gli azzurri si schierarono in questo modo: Campelli; De Vecchi, Valle; Binaschi, Milano I (cap.), Leone; Bontadini, Berardo, Sardi, Barbesino, Mariani. Classico 2-3-5 in voga in quei primi anni di football. Anche in quella circostanza la nostra Nazionale non brillò, anzi la Svezia dominò per lunghi tratti l'incontro, specialmente dopo che Bontadini in contropiede trovò alla mezz'ora del primo tempo la rete con la quale l'Italia vinse la partita 1-0. Francesco Bontadini, milanese purosangue, colonna dell'Internazionale nella stagione che portava proprio alle Olimpiadi del 1912, nonostante una laurea in medicina allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruolò come soldato semplice negli Alpini.
Molte le lamentele e le lagnanze del pubblico e della stampa svedese, ma la sostanza non cambia: l'Italia batte la Svezia e torna alla vittoria dopo oltre due anni.
Da segnalare che quella vittoria rimane l'unica dell'Italia in terra svedese, poiché da quel tardo pomeriggio di luglio di oltre 100 anni fa la Nazionale azzurra non è più riuscita a vincere una gara in casa della Svezia.




martedì 24 ottobre 2017

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

24 OTTOBRE 1917: LA DISFATTA DI CAPORETTO E IL "CASO" CADORNA

Sono entrati a Caporetto quattro ore dopo l'inizio dell'attacco. La stretta del Lemer è stata superata in uno sbalzo dagli «arditi» tedeschi che si sono spinti sulla strada da Ravna a Drezenka nel fitto del temporale, mentre i nostri soldati, dopo il turbine dei proiettili caduti sulle posizioni, in una sosta di fuoco, avevano avuto la sensazione che l'attacco già sferrato fosse stato sospeso. (…) Così è cominciata l'aspra battaglia, così una delle porte di casa nostra è stata abbattuta.”1
Queste parole, drammatiche e angoscianti, sono l'inizio del resoconto del corrispondente di guerra Raffaele Garinei che per Il Secolo illustrato compone un vero e proprio diario di quelle tremende giornate. Il racconto viene pubblicato circa un mese e mezzo dopo l'attacco ed interessante è leggerle alla luce di quello che invece fu il bollettino ufficiale emanato dal Comando Supremo in quello stesso 24 ottobre:
L'avversario, con forte concorso di truppa e mezzi germanici, ha effettuato a scopo offensivo il concentramento di numerose forze sulla nostra fronte. L'urto nemico ci trova saldi e ben preparati.”2
In realtà i soldati italiani – presi dal panico – arretrarono per ben 20 chilometri e nel pomeriggio le truppe tedesche entravano a Caporetto, dopo aver fatto 30.000 prigionieri italiani. La sera del 25 ottobre, al termine di un'altra giornata drammatica per l'esercito italiano, l'ambasciatore a Londra Imperiali comunicava a Sonnino di aver parlato con il Primo ministro inglese Lloyd George chiedendogli “con energica franchezza” di accogliere le richieste italiane di approvvigionamento di grano. Infatti, proseguiva Imperiali, se gli aiuti alimentari fossero stati tempestivi ed esauditi come da richiesta, il governo italiano era in grado di resistere, cosa che invece non poteva garantire se la popolazione avesse conosciuto la fame, poiché “la deficienza del pane genererebbe fatalmente contro la guerra una agitazione che nessun Governo sarebbe per ragioni di piena evidenza capace di fronteggiare.”3
La situazione era critica e ben presto i soldati italiani, dopo il terzo giorno di strenui combattimenti, iniziarono ad abbandonare le posizioni sull'Isonzo e il disfattismo incominciava a farsi largo nelle retrovie. Lo stesso Lloyd George non faceva mistero con Imperiali della gravità della situazione italiana, situazione che andava via via peggiorando tenuto conto della notizia che erano in arrivo ben 55.000 uomini provenienti dalle riserve tedesche di stanza in Alsazia verso le stazioni di Merano e Bolzano4.
Il calcio nel frattempo non si fermava e domenica 28 ottobre si giocava la quarta giornata della Coppa Mauro. In realtà il football in Italia non si era mai fermato del tutto. Il Milan era la squadra che potremmo definire la dominatrice di quegli anni di guerra. Nel 1916 aveva vinto la Coppa Federale e l'anno successivo la Coppa Lombardia. Nell'autunno del 1917 il vice presidente e reggente della F.I.G.C. Francesco Mauro mise in palio una coppa – che portava appunto il suo nome – approvata dal Comitato Regionale Lombardo. Si iscrissero sette squadre, ben cinque di esse erano di Milano, oltre al Legnano e al Saronno..

Il 29 ottobre tutti i quotidiani italiani riportavano in prima pagina il tremendo bollettino di guerra firmato dal Capo di Stato Maggiore dell'esercito Cadorna che di fatto rendeva edotta la popolazione italiana della disfatta che si stava consumando sul fronte Giulia:
La violenza dell'attacco e la deficiente resistenza di alcuni reparti della seconda armata hanno permesso alle forze austro-germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. Gli sforzi valorosi delle altre truppe non sono riusciti ad impedire all'avversario di penetrare nel sacro suolo della Patria.
La nostra linea si ripiega secondo il piano stabilito. I magazzini ed i depositi dei paesi sgombrati sono stati distrutti. Il valore dimostrato dai nostri soldati in tante memorabili battaglie combattute e vinte durante due anni e mezzo di guerra dà affidamento al Comando Supremo che anche questa volta l'esercito al quale sono affidati l'onore e la salvezza del Paese saprà compiere il proprio dovere.”5
Il bollettino suscitò comprensibilmente paura e fortissime polemiche. Molte di queste ruotavano attorno al “tono” usato da Cadorna, tanto che alcuni ambasciatori, tra i quali Imperiali a Londra, provarono a bloccarne la pubblicazione, sostituendolo con un secondo bollettino, emanato alcune ore più tardi dal ministro Scialoja. In effetti a Londra venne pubblicato questo secondo bollettino, il quale seppur mantenendo ferma la sostanza drammatica del primo, usava toni meno duri e meno apertamente accusatori nei confronti di alcuni reparti d'armata. Il punto era uno e uno soltanto: il bollettino di Cadorna comunque era arrivato alle ambasciate e ai giornali e il suo contenuto e la drammaticità del linguaggio adoperato avevano impressionato notevolmente la stampa inglese, la quale se anche non lo pubblicò, ovviamente ne rimase influenzata nei commenti e soprattutto iniziò seriamente a considerare quanto avrebbe potuto “tenere” il nostro Paese. È lo stesso Imperiali che lo dice apertamente a Sonnino6. Sulle impressioni non positive che questo bollettino suscitò in giro per l'Europa ne dà un esempio Sonnino in un telegramma inviato allo stesso Cadorna il 30 ottobre dove spiega senza giri di parole che “constatando e segnalando ufficialmente gravi deficienze delle truppe italiane” si correva il rischio di spegnere il desiderio degli altri Governi di mandare aiuti all'Italia e di “disperdere il capitale di simpatia stima e sentimento di solidarietà acquistato in due ani e mezzo di lotta”. In altri termini, Sonnino manifestava il proprio terrore che l'Italia perdesse credibilità come alleato e come Nazione in grado di portare un contributo determinante alla vittoria finale.7 

Il testo del bollettino che tanto faceva discutere e che abbiamo riportato più sopra in verità si differenziava lievemente rispetto al testo del bollettino di guerra n.887 firmato da Cadorna, soprattutto nell'utilizzo di una durissima espressione, poi cancellata nel testo dato alla stampa. Il testo firmato, riveduto ed approvato da Cadorma era il seguente: “La mancata resistenza di reparti della seconda Armata vilmente ritiratisi senza combattere ignominiosamente arresasi al nemico, ha permesso alle forze austro germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. (...)”8. Cadorna stesso, successivamente a quegli eventi, spiega il perchè di quel durissimo bollettino, giustificando l'utilizzo di quelle espressioni per una duplice ragione. Prima di tutto – sostiene – nel biasimare il comportamento di alcuni reparti e contemporaneamente nell'esaltare il comportamento opposto della Terza Armata voleva – o quantomeno questo era il suo scopo – dimostrare che non tutto l'Esercito era in rotta ma esistevano reparti che ancora credevano alla vittoria e si battevano per essa. In altre parole limitando la responsabilità ad alcuni reparti si limitava anche la sfiducia che avvolgeva tutto l'Esercito. La seconda ragione addotta da Cadorna era che “le piaghe vanno curate a tempo col ferro e col fuoco, non con le ipocrisie di una falsa pietà patriottica.(...) La macchia c'era, era meglio, secondo me, che l'esercito e il Paese sentissero subito la necessità di lavarla.”9
Il piano di battaglia predisposto da Cadorna dopo quelle drammatiche giornate prevedeva una strenua difesa a tenaglia sul fronte a Nord e su quello della Giulia, predisponendo un ulteriore ripiegamento di resistenza ad oltranza in Carnia e in Cadore10. Il 31 ottobre Raffaele Garinei così annotava sul suo diario:
La nostra manovra è riuscita: il piano austro-tedesco tendeva all'accerchiamento della Terza Armata e allo schiacciamento dell'Armata della Carnia: ma le nostre truppe sono sfuggite alla tenaglia.”11
Il 1° novembre 1917 il Re accoglieva le dimissioni del Ministero Boselli e affidava a Orlando l'incarico di formare il nuovo Governo che giurava nello stesso giorno12.

( il link per poter votare il mio blog Storie di Football Perduto: http://www.superscommesse.it/blog_anno/blog/334/storie-di-football-perduto/.)


1Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 01 dicembre 1917, n° 23
2Cfr. La Stampa del 25 ottobre 1917, n°296
3DDI, Serie V, Vol. IX, n.282
4DDI, Serie V, Vol. IX, n.285 - 295
5Cfr. La Stampa del 29 ottobre 1917, n°300.
6DDI, Serie V, Vol. IX, n.301 e 315
7DDI, Serie V, Vol. IX, n.320
8DDI, Serie V, Vol. IX, n.299. Nota: la sottolineatura nel testo è nostra, a segnalare la frase che tanto fece discutere.
9Il testo è tratto dalla “memoria” che Cadorna presentò alla Commissione d'Inchiesta e pubblicata da Cadorna stesso nel suo Pagine polemiche, Milano, Garzanti, 1951, pagg. 253-256. Qui è ripreso da una nota in calce a DDI, Serie V, Vol. IX, n.299
10DDI, Serie V, Vol. IX, n.310
11Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 01 dicembre 1917, n° 23
12DDI, Serie V, Vol. IX, n.338

venerdì 20 ottobre 2017

TERZA EDIZIONE CONCORSO "BLOG DELL'ANNO" 2017


Storie di Football Perduto fra i top blog di “Blog dell'anno”!

Blog dell’anno è la competizione d’eccellenza dedicata ai blog sportivi: più di 700 blog partecipano alla gara e si sfidano tramite i voti dei lettori. Attualmente, Storie di Football Perduto è nono per quanto riguarda la classifica generale “Top Blog”, ed è quarto classificato nella sezione di riferimento “Calcio”!
Le votazioni si chiuderanno il 6 Dicembre 2017, abbiamo bisogno del vostro supporto per poter scalare ulteriormente la classifica! Ogni utente può esprimere un solo voto ogni 24 ore per ciascuna categoria. Trascorse 24 ore dal voto contabilizzato, in caso di nuova votazione, il sistema contabilizza la nuova preferenza espressa.
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Grazie!

mercoledì 18 ottobre 2017

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

JUVENTUS - GENOA, 2 APRILE 1905


Una fase dell'incontro giocato al Velodromo Umberto I di Torino tra Juventus e Genoa, valevole per il girone finale del campionato del 1905.
La partita terminò sul punteggio di 1-1 con le reti di Forlano per i bianconeri e pareggio di Mayer per il Genoa.

martedì 19 settembre 2017

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

FINALE NAZIONALE 1919/20. INTERNAZIONALE - U.S. LIVORNO


Per la prima volta una squadra del Centro-Sud mette in difficoltà in finale una del Nord.
Accadde il 20 giugno 1920 in occasione della finalissima nazionale, giocata sul campo neutro dello Sterlino a Bologna, tra l'Internazionale e il Livorno.


Il primo tempo fu tutto a favore dei milanesi che chiusero in vantaggio per 3-0, grazie alla doppietta di Agradi e la rete in chiusura di Aebi. Nella ripresa vennero fuori i labronici che nel finale prima accorciarono le distanze con Magnozzi e poi, a tre minuti dal termine, segnarono ancora una volta con Magnozzi (per molte fonti autorete di Campelli), che tirò una sassata che il portiere nerazzurro non riuscì a trattenere e deviò in porta.

martedì 5 settembre 2017

TERZA EDIZIONE CONCORSO "BLOG DELL'ANNO" 2017


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