mercoledì 19 luglio 2017

BLOG DELL'ANNO: AL VIA L'EDIZIONE 2017

Si sono chiuse le selezioni per Blog dell'Anno, il torneo promosso da Superscommesse.it che vede in sfida i più importanti blog di argomento sportivo. Il contest nasce per dare visibilità e importanza al lavoro di migliaia di persone che periodicamente contribuiscono ad informare i propri lettori riguardo i principali avvenimenti sportivi e non solo. A partire dal 24 agosto 2017, giorno in cui si apriranno le votazioni, tutti potranno supportare i propri blogger di fiducia votando sul sito http://www.superscommesse.it/blog_anno/.

Tantissimi sono i blog in gara selezionati tramite autocandidatura e valutazione da parte di esperti del team di Superscommesse.it; tutti i partecipanti sono stati divisi in in sette categorie: Basket, Calcio, Ciclismo, Motori, Tennis, Volley, Altri Sport; chi riceverà più voti vincerà il torneo nella propria categoria. Tra i primi classificati, inoltre, verrà eletto il "Blog dell'Anno", ovvero colui che ha ricevuto più preferenze di tutti.

Il campione della scorsa edizione è Cristian Vitali, blogger di "Calciobidoni.it", chi sarà quello di quest'anno? 

                     <div class="sc-widget-container sc-blog-anno" style="height: auto; min-height: 225px; width: 180px; border: none;">
<iframe src="http://www.superscommesse.it/blog_anno/blog/334/storie-di-football-perduto/widgetpromozionale/classifica" style="height: 165px; width: 220px; border: none;">
</iframe>
<a style="text-align:center;color:#62C2CC;font-weight:bold;line-height:1.4em;" href=http://www.superscommesse.it/blog_anno/blog/334/storie-di-football-perduto/>Vota per Storie di Football Perduto su Blog dell'Anno</a>
</div>                   


                      

martedì 11 luglio 2017

SPAGNA'82: CAMPIONI DEL MONDO

Trentanniepassa. Tutto attaccato, tutto d'un fiato. Come un rossitardellialtobelli in finale. Come tutte le cose del calcio da ricordare, da portare con sé nei sentieri della vita. Ricordo tutto del mio mundial. La sconfitta dell'Argentina campione del mondo in carica contro il Belgio, nella partita inaugurale. Ardiles con il numero 1. Per dire. Ricordo la mia bicicletta, il mo album di figurine e il quaderno dove scrivevo i tabellini di tutte le partite e dove avevo incollato i ritagli degli stemmi delle squadre da TV Sorrisi e Canzoni. Avevo 9 anni in quella fine primavera di trentanni fa, e un Tango appena regalato dai miei genitori.
Avevo Zoff, Maradona, Dasaev, Platini, Lato, Keegan. Avevo tutto il Brasile, quel Brasile, il “mio” Brasile. Il Brasile di tutti quei ragazzini che hanno avuto la fortuna di innamorarsi del football in quegli anni.
E pomeriggi e sole. Goldrake e Rossi.
I ricordi non sono lineari, partono da un rigore sbagliato da Cabrini in finale, a Castelnuovo di Sotto, provincia di Reggio Emilia, Emilia Romagna, Italia, Europa del sud, Terra, e portano dove vogliono loro. Sanno fare molto bene il loro mestiere, i ricordi. Virano improvvisi, saltano come una catena di bicicletta, e mi ritrovo aggrappato al bancone di un bar, con mio padre al fianco, tra le urla di gioia per quel brasiliano di Conti che ha appena segnato una rete al Perù. E io là in mezzo, piccolo tra i grandi al bar. Subito rotolo con i ricordi più in là – prima, dopo, sopra, sotto non so – quando uno sceicco scende in campo per chiedere all'arbitro di annullare una rete della Francia contro il suo Kuwait e io davanti alla TV, a casa del fratello di mia nonna.
L'ho detto. L'ho scritto. Quello è stato, è il mio mundial. Non ce ne sono stati più di mundial così, visti sull'ottovolante dei miei 9 anni, tra una partita al pallone giocata dietro la stalla e una guardata sotto le stelle nel giardino dei miei nonni, in un televisore che ora andrebbe bene forse come schermo di uno smartphone. Ma quello era il mio mundial, accidenti! C'erano le reti di Rossi contro il Brasile, contro il “mio” Brasile e quella semifinale infinita tra la Francia e la Germania Ovest.
Il mattino dopo la finale, in edicola con La Gazzetta dello Sport aperta, spalancata su un trionfo inaspettato, ma i ricordi mi rimettono in sella alla mia bicicletta. Sono di nuovo a casa, con i miei genitori. Reggio Emilia, Emilia Romagna, Italia, Europa del sud, Terra. Mia madre che stira, mio padre ed io che guardiamo un servizio sui 10 goals che l'Ungheria ha rifilato al povero El Salvador. E allora via, ad imparare i nomi impronunciabili di quegli invincibili magiari, che poi tanto invincibili non sono e non saranno, ahiloro. Nylasi (che ancora dopo trentanniepassa non so come si scrive), l'eroe di serata. Non c'è nulla da fare, è il mio mundial che mi accorgo solo ora di aver vissuto da ramingo: una partita dai miei, una da un cugino, da amici, dagli zii, al bar con mio padre, in cortile con gli amici appesi alla radio accesa, da un vicino di casa, alla bocciofila con mio nonno.
Il mio mundial.
Poi sono arrivati gli altri mondiali. Gli anni allo stadio. Altre biciclette e altri album Panini. Un altro calcio. Ma il mio mundial no, non è più tornato
Sono trentanniepassa che ne aspetto un altro.

mercoledì 21 giugno 2017

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

Il Genoa a borso del piroscafo Mafalda in partenza per la tournèe in Sud America nell'estate del 1923.

La rivista "Il Calcio" scriveva che ciascun giocatore fu fornito di un baule rifornito di biancheria intima e abiti, tra cui un completo nero "confezionato da uno dei primi sarti di Genova".


Tra le altre curiosità riportate dal giornale, l'assicurazione stipulata per i giocatori per 80.000 lire in caso di invalidità permanente e di 40.000 lire in caso di morte.

giovedì 15 giugno 2017

La Biblioteca del football perduto

Pionieri del football. Storie di calcio vittoriano 1863 - 1889 di Simone Cola

Nato come passatempo per i nobili rampolli dell'alta società, il football è diventato il fenomeno di massa che tutti conosciamo alla fine del XIX° secolo, e il suo percorso è stato lungo e travagliato. Dalla fondazione della Football Association alla nascita della Football League, dalle prime pittoresche amichevoli internazionali al Torneo Interbritannico, dai maestri inglesi ai professori scozzesi, “Pionieri del Football” racconta l'evoluzione del calcio nella terra in cui è nato: un viaggio che di anno in anno racconta le idee, gli eroi, le squadre e le partite che hanno segnato la nascita di quello che è sempre stato molto più di un gioco.

Urbone publishing
Euro 14
pagine:  284
codice ISBN:  978-80-7562-019-4
anno di pubblicazione:  2016

giovedì 8 giugno 2017

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

JUVENTUS - BOLOGNA, CAMPO CORSO MARSIGLIA DI TORINO, MAGGIO 1932



La fotografia ritrae Orsi, Vecchina e Munerati dopo l'incontro giocato a Torino sul campo della Juventus di Corso Marsiglia il 1° maggio 1932, sotto una pioggia battente. La partita finì con la vittoria dei bianconeri per 3-2: per primi andarono in vantaggio i felsinei con Maini, poi raggiunti dal rigore trasformato da Orsi; sul finire del primo tempo ancora un goal per i bolognesi con Schiavio. Nel secondo tempo la doppietta di Vecchina fissa il punteggio sul 3-2 per la Juventus.
Con quella vittoria la Juventus distanza di tre lunghezza il Bologna e si avvia a conquistare lo scudetto.

giovedì 1 giugno 2017

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: LA COPPA DELL'EUROPA CENTRALE

Dovete sapere che in Austria-Ungheria si giocava la Challenge Cup tra le squadre dell'Impero che dal 1897 venne disputata sino al 1911. Sulla scorta di quel torneo il geniale Hugo Meisl ideò nella metà degli anni'20 un torneo destinato alle migliori formazioni d'Europa. Per il livello tecnico espresso può senz'altro essere definita l'antenata della Coppa dei Campioni, vi partecipava infatti il meglio del calcio continentale. Il 17 luglio 1927, a Venezia, durante i lavori del Congresso internazionale (che organizzò anche la Coppa Internazionale per nazionali) venne creata la Coppa dell'Europa Centrale, alla quale partecipavano due squadre ciascuno in rappresentanza di Austria, Cecoslovacchia, Jugoslavia ed Ungheria: le due squadre per ciascun paese erano la vincitrice del campionato e la vincitrice della coppa nazionale (oppure la seconda classificata in campionato).
Il Congresso calcistico internazionale che si tiene a Venezia ha deciso la disputa della Coppa d'Europa, per un periodo di tre anni, e secondo il regolamento ultimo dell'International Board. Il Comitato del torneo è stato costituito sotto la presidenza del Comm. Mario Ferretti (Italia).”
 
I primi campioni furono i cecoslovacchi dello Sparta Praga che vinsero in finale contro il Rapid Vienna (6-2; 1-2), mentre nel 1928 si laurearono campioni gli ungheresi del Ferencvaros. Però proprio in quegli anni il calcio italiano cresceva sempre più e chiedeva sempre più spazio e visibilità internazionale e così nel 1929 riusciva ad ottenere due posti nella competizione, in sostituzione della Jugoslavia. Il problema ora, tutto italiano, stava nel decidere chi mandare in coppa, considerato che la manifestazione iniziava quando ancora dovevano giocarsi le finali per assegnare il titolo di campione d'Italia e le due finaliste avevano già preso impegni per delle amichevoli in Sudamerica. Venne pertanto organizzato un quadrangolare di qualificazione tra Ambrosiana-Inter, Genova 1893, Juventus e Milan. Ovviamente i nomi sono alla moda fascista dell'epoca. Il 30 maggio si giocarono i due spareggi, la Juventus vinse 1-0 contro l'Ambrosiana-Inter e si qualificò mentre tra Milan e Genoa fu pareggio dopo i supplementari (2-2) e quindi si rese necessaria la ripetizione dell'incontro che finì ancora in pareggio: a quel punto non c'era più tempo per un altro spareggio e dunque la vincente venne estratta a sorte e il privilegio di disputare la Coppa toccò al Genoa, pardon, al Genova 1893.
Il 30 giugno la Juventus esordiva dunque nella coppa contro lo Slavia Praga e al termine di un'aspra battaglia – come bene riporta lo studioso Stefano Bedeschi – la squadra italiana riusciva a vincere di misura (1-0), ma le sarebbe stato fatale il ritorno quando i cecoslovacchi vinsero facilmente 3-0 e passarono il turno. Al Genova andò ancora peggio, sconfitto 5-1 a Vienna dal Rapid.
Nell'edizione successiva le cose andarono leggermente meglio per le squadre italiane, soprattutto grazie all'Ambrosiana-Inter. Il primo turno contro gli ungheresi dell'Ujpest per i milanesi è epico: vincono a Budapest 4-2 ma perdono con identico punteggio a Milano e dunque necessita uno spareggio che viene disputato a Berna, in campo neutro, che finisce in parità, 1-1. soltanto il 14 settembre ancora a Milano l'Ambrosiana-Inter riesce finalmente ad avere la meglio sui magiari (5-3) e passa alle semifinali dove incontra i forti cecoslovacchi dello Sparta: all'andata i milanesi in casa riescono sul finire ad acciuffare un sudatissimo pareggio (2-2) ma non possono nulla nella gara di ritorno, quando vengono seppelliti da un clamoroso 6-1 ed escono così dalla competizione; ci si consola con la classifica dei cannonieri, che viene vinta da Meazza con 7 reti,mentre la Coppa viene finalmente vinta dal Rapid Vienna alla sua terza finale.
Per vedere una squadra italiana vincere la coppa occorre attendere l'edizione del 1932. Nel primo turno la Juventus elimina i campioni d'Ungheria del Ferecvaros e il Bologna i campioni di Cecoslovacchia dello Sparta Praga, accendendo così entrambe alle semifinali: il Bologna contro il First Vienna, la Juventus contro lo Slavia Praga. Tutto ruota attorno alla sfida tra torinesi e praghesi. Il 6 luglio, alle 18.30, a Praga lo Slavia batte la Juventus 4-0, ma è una partita a dir poco drammatica, caratterizzata da violenza da ambo le parti con la folla che si accende ed invade il campo più volte sino all'apice che si ha verso la fine della partita, quando l'arbitro concede un rigore ai padroni di casa: “(...) ancora i nostri si rivolgono all'arbitro reclamando, e questi, urtato, rotola a terra. Succede allora il finimondo. I giocatori delle due squadre, raggruppatisi nell'area torinese, si colpiscono a calci e pugni, mente la folla, invaso ancora una volta il campo,viene a collettazione coi torinesi, che si difendono alla meglio. La polizia è insufficiente a sedare il tumulto. Invano un altoparlante esorta alla calma. La mischia continua e l'arbitro lascia il campo per non rientrarvi che dopo dieci minuti, quando si è fatta una calma relativa. Egli allontanava allora Cesarini dal campo e il juventino è malmenato dalla folla.”
Insomma, una gazzarra inenarrabile, e c'è ancora da giocare il ritorno...ritorno che si gioca dopo appena quattro giorni, a Torino. L'ambiente è carico di tensione, i tifosi juventini sommergono continuamente i praghesi di fischi e la Juventus chiude il primo tempo in vantaggio 2-0, ma è in avvio di ripresa che accade il “fattaccio”. Planicka, il leggendario portiere cecoslovacco, improvvisamente si accascia al suolo e viene portato negli spogliatoi, dove si rifugia l'intera squadra. Da alcune fonti pare che il portiere sia stato colpito da uno dei sassi che il pubblico ha reiteratamente lanciato in campo. L'arbitro, trascorsa una decina di minuti senza che lo Slavia si ripresenti in campo, decreta la fine della partita. Così un po' tutti in Italia pensano che sia la Juventus a dover sfidare il Bologna in finale, che nel frattempo ha eliminato il First, ma occorre attendere la decisione definitiva del Comitato della Coppa, che si riunisce a Klagenfurt il 14 agosto, cioè oltre un mese dopo i fatti.
E accade l'impensabile.
(...) Il Comitato, essendosi astenuto dal voto i rappresentanti dell'Italia e della Cecoslovacchia, deliberava, a sensi dell'art.12 ultima parte, del Regolamento della Coppa, che ambedue i clubs dovevano essere esclusi dal torneo, lo Slavia per essersi ritirato dal campo di gara al 2.o minuto della ripresa senza giustificato motivo, il Juventus F.C. causa le gravi intemperanze non solo verbali di parte del pubblico e la condotta indisciplinata di taluno dei giuocatori.”
A quel punto il Bologna risultava il vincitore della coppa per...mancanza di avversari! La società felsinea propose di giocarsi la coppa in un triangolare con Juventus e Slavia ma il Comitato respinse l'idea e la Coppa dell'Europa Centrale edizione 1932 venne assegnata ufficialmente al Bologna, la “squadra che tremare il mondo fa”, che fu così la prima squadra italiana a vincere un torneo internazionale.

martedì 23 maggio 2017

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: LA COPPA INTERNAZIONALE

Era ormai arrivato tempo di Europa anche per il calcio degli anni'20 che, come altri sport, aveva assunto piena consapevolezza della propria presa sul pubblico e aveva iniziato a sentire l'esigenza di strutturare in maniera più salda quella vocazione internazionale che già dai primi anni dei pionieri lo aveva contraddistinto. In altre parole, erano ormai maturi i tempi per organizzare una manifestazione europea che mettesse di fronte le migliori espressioni del calcio continentale. Chi concepì e realizzò questa idea fu il famoso allenatore austriaco, nonché una delle menti calcistiche più brillanti dell'epoca, Hugo Meisl che negli anni'20 fu tra gli ideatori ed organizzatori di due manifestazioni continentali, una dedicata alle squadre di club e una per le Nazionali. Così lo ricorda Vittorio Pozzo: “Uomo di levatura superiore, era in grado di giudicare e spesso di prevedere tutto quello che attorno a lui avveniva. Non si occupava puramente di tecnica, come facevo io, Meisl: curava anche la parte politica del calcio, ed era un po' il 'factotum' della sua Federazione, per gli affari interni e soprattutto per quelli internazionali.”
Le due competizioni di cui si dirà sono la Coppa Internazionale riservata alle rappresentative nazionali e la Coppa dell'Europa Centrale disputata tra squadre di club, da noi più nota come Coppa Mitropa, della quale parleremo la prossima volta.
La Stampa nell'edizione del 28 ottobre 1926 così riportava la notizia della Conferenza tenutasi a Praga il giorno prima:
Si sono oggi riuniti i rappresentanti delle Federazioni di calcio italiana, ceco-slovacca, austriaca ed ungherese per discutere sulla creazione di una competizione internazionale di foot-ball. L'Italia era rappresentata, come è noto, dal Cav. Uff. Ferretti e dal sig. Zanetti. Su proposta dei rappresentanti italiani è stato deciso di creare due competizioni: la prima sotto il nome di Coppa d'Europa per le squadre nazionali rappresentative e la seconda sotto il nome di Coppa dell'Europa Centrale per le squadre delle società che sono campioni o finaliste dei differenti campionati. Per questa ultima competizione, ciascun paese designerebbe due squadre. La partecipazione dell'Italia alla Coppa d'Europa è già stata assicurata.”
Furono dunque quattro le federazioni calcistiche che diedero vita alla competizione: Austria, Cecoslovacchia, Italia ed Ungheria, probabilmente il meglio del calcio europeo dell'epoca, fatta eccezione per i maestri inglesi, schivi come sempre. A queste quattro nazionali si aggiunse la Svizzera e nel 1927 poteva iniziare la prima edizione del torneo, torneo basato su un girone all'italiana con partite di andata e ritorno (una in casa e una in trasferta) e classifica finale. Evidentemente mancando un ente sovranazionale che garantisse l'organizzazione del torneo, il tutto era lasciato alle libere determinazioni delle singole Federazioni e le partite venivano disputate in date e luoghi decisi in base alle esigenze e disponibilità dei singoli enti nazionali.
La Coppa in palio, tutta in cristallo, del valore di 20.000 corone cecoslovacche venne offerta dal Primo Ministro cecoslovacco Antonin Svehla, da qui il nome con cui è anche conosciuta la Coppa, Svehla Pokal.
A Praga il 18 settembre 1927, davanti ad oltre 30.000 persone iniziava la prima edizione della Coppa Internazionale con la vittoria della Cecoslovacchia per 2-0 contro l'Austria; quest'ultima, una settimana dopo, veniva sconfitta anche dall'Ungheria a Budapest per 5-3. L'Italia faceva il suo esordio nella competizione il 23 ottobre, sul temibile campo di Praga:
I calciatori azzurri sono giunti a Praga per il loro primo match internazionale dell'annata. Negli ambienti calcistici di qui (Praga, ndr), quantunque si apprezzi molto la nostra “nazionale”. Si ha la certezza in una vittoria della squadra cecoslovacca. (...) L'incontro che attende domani i nostri “azzurri” è certamente duro e difficile. Battuti dal pronostico, si troveranno di fronte ad una squadra che va famosa per il bellissimo giuoco di assieme di alto rendimento. È questa la gran forza della compagine cecoslovacca.”
Per il quotidiano La Stampa l'incontro venne seguito da Vittorio Pozzo che così racconta la partita:
Il tempo non ha favorito l'incontro tra le nazionali dell'Italia e della Cecoslovacchia. Una pioggia fine e leggera cade fin dalle prime ore del mattino, ciò che non impedisce però che già un'ora prima dell'inizio del match il campo dello Sparta sia stipato. Si calcola che quindici mila persone siano presenti. Il campo è in condizioni disastrose, ridotto ad un vero pantano.
(…) La partita ebbe una storia ben strana. Nervosa, rotta, disputata ora con torpore ora con velocità; a tratti anche violenta, interessante sempre.”
Alla fine Pozzo fa un'analisi della partita:
La difesa italiana fu pienamente all'altezza della situazione, con Calligaris in primo piano. La linea mediana, eccellente nel lavoro difensivo, all'attacco non funzionò invece che a tratti. Baloncieri e Cevenini erano in cattive condizioni, malgrado questo, però, il nostro attacco dimostrò maggior decisione che non quello avversario.
La squadra boema, non ha lasciato quell'impressione di potenza e valore tecnico che ebbimo occasione di notare altre volte. (…) Partita piena di contraddizioni: le due squadre ed i loro migliori elementi ebbero alti e bassi impressionanti, se facciamo eccezione per la difesa italiana, Kada e Kolenaty”
Al termine del torneo fu proprio l'Italia – che nel frattempo era passata sotto la guida tecnica dello stesso Vittorio Pozzo – a risultare vincitrice, soprattutto grazie al primo storico successo ottenuto contro l'Ungheria del 25 marzo 1928, quando a Roma la nazionale italiana riuscì a rimontare i magiari da 0-2 e vincere per 4-3
La classifica finale fu la seguente:
11 ITALIA
10 AUSTRIA
10 CECOSLOVACCHIA
9 UNGHERIA
0 SVIZZERA
Nel biennio 1931-32 la Coppa venne vinta dall'Austria (Italia seconda), mentre la terza edizione, quella giocata tra il 1933 ed il 1935 venne vinta ancora dall'Italia, seguita da Austria ed Ungheria. L'edizione programmata per il 1936-38 non venne invece assegnata poiché venne sospesa dopo l'annessione dell'Austria alla Germania del 12 marzo 1938: ormai le ombre del conflitto bellico si stavano allungando sull'Europa e la Coppa finì in soffitta. Si ritornò a pensare alla Coppa Internazionale a guerra conclusa, in un nuovo clima, in una nuova Europa. Fu un'edizione lunga, durò ben 5 anni e vide la vittoria dell'Ungheria, quell'Ungheria che si apprestava a diventare la famosa squadra d'oro, l'Aranycsapat di Puskas, Hidegkuti, Kocsis; l'Italia, travolta dall'immane tragedia di Superga, arrivò penultima. Così come si piazzò ancora al penultimo posto anche nell'edizione successiva, quella del 1955-60 che sarebbe stata l'ultima edizione della Coppa, che venne vinta dalla Cecoslovacchia e registrò la partecipazione della Jugoslavia. Conclusa l'edizione numero 6 – la prima organizzata dalla neonata U.E.F.A. - la coppa venne definitivamente archiviata: ormai i tempi erano maturi per un vero campionato europeo.