martedì 17 aprile 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

5. Nei giorni della Rivoluzione d'ottobre

Nella notte tra il 6 e il 7 novembre – il 24 e il 25 ottobre secondo il calendario giuliano in vigore in Russia – i bolscevichi guidati da Lenin e Trotzki rovesciavano il governo provvisorio russo, quello cioè che guidava il Paese dopo la cacciata dello Zar nella primavera del 1917. iniziata a Pietrogrado, la rivoluzione ben presto si estese a gran parte dei territori russi e il comando fu preso da un governo provvisorio dei soviet. A Pietrogrado i rivoluzionari oltre al Palazzo d'Inverno si impossessarono subito della Banca di Stato, della stazione ferroviaria, degli uffici postali e giudiziari. Subito Lenin espone il programma rivoluzionari che si sostanziava in tre punti: cessazione immediata della guerra, controllo da parte del popolo dei mezzi di produzione e ripartizione della ricchezza1. Per ciò che qua ci interessa, il primo punto fu da subito perseguito e prevedeva la proposta a tutti i Paesi belligeranti di un immediato armistizio prodromico per una pace senza annessioni e senza indennità2. A tal fine in data 22 novembre Trotzki inviava a tutte le diplomazie un comunicato con il quale proponeva immediato armistizio e successiva pace “democratica”:
“”Colla presente ho l'onore informarvi che il congresso nazionale dei Consigli dei deputati degli operai e soldati ha stabilito il 26 ottobre scorso vecchio stile un nuovo Governo della Repubblica russa sotto forma di consiglio dei commissari del popolo. (…) Nell'attirare attenzione vostra sul testo della proposta d'armistizio e pace democratica senza annessioni né indennità fondata sul diritto dei popoli di disporre di se stessi ho l'onore pregarvi volere considerare differimento come una proposta formale di armistizio senza indugio su tutti i fronti e dell'inizio senza ritardo dei negoziati di pace, una proposta che il Governo plenipotenziario della Repubblica russa indirizza simultaneamente a tutti i popoli e governi belligeranti.”
E' di tutta evidenza l'importanza di questa comunicazione, poiché soltanto la Germania la prenderà seriamente in considerazione e arriverà a stipulare una pace con la Russia rivoluzionaria. gli Alleati decisero invece che non avrebbero potuto prendere in seria considerazione il contenuto della richiesta poiché “essi non potevano riconoscere un governo creato unicamente dalla forma”. Simultaneamente veniva pure deciso di tenere segreta la proposta di Trotzki “per non incoraggiare massimalisti”3.
Così soltanto la Germania arrivò a concordare con la Russia in dicembre un armistizio e ad aprire i lavori per giungere alla pace, caduto nel vuoto un nuovo appello fatto da Trotzki con un comunicato del 28 novembre nel quale invitava ancora una volta tutti i governi belligeranti la loro disponibilità ad iniziare in data 1° dicembre le trattative per armistizio e pace generale. Nello stesso comunicato Trotzki aggiungeva che se i “popoli alleati non consentono intavolare trattative suddette Russia le continuerà da sola”4.
E così sarà. La Germania alla richiesta russa risponde affermativamente ed immediatamente le operazioni militari sul fronte russo vengono sospese e fissata la data del 2 dicembre quale inizio delle trattative5.
Intanto mentre la Coppa Mauro proseguiva con Milan e Internazionale che al termine del girone di andata rinsaldavano la loro leadership di classifica, l'Internazionale di Napoli disputava un'amichevole contro una squadra di marinai inglesi dell'imbarcazione Island, vincendo 4 a 16.


1 DDI, Serie V, Vol. IX, n.401
2 DDI, Serie V, Vol. IX, n.483,491,503
3 DDI, Serie V, Vol. IX, n.518
4 DDI, Serie V, Vol. IX, n.576
5 DDI, Serie V, Vol. IX, n.587
6 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 12 novembre 1917, n°314

martedì 10 aprile 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

4. Il Convegno di Rapallo del novembre 1917

Con le prime giornate di novembre si ritornò a parlare di sport, e in molti casi questo venne utilizzato ancora una volta come strumento di propaganda. Ne è un esempio la prima pagina de La Gazzetta dello Sport del 2 novembre, nel pieno dell'emozione suscitata dalla rotta di Caporetto, nel presentare l'imminente Giro di Lombardia:
Una gara ciclistica si svolge mentre il nemico, varcato un tratto della patria frontiera, crede con orgoglio offensivo di aver fiaccata ogni energia italiana e di avere la nostra Nazione alla sua mercé. Esso non vi riuscirà.1

Per domenica 4 novembre era in programma l'atteso incontro tra Internazionale e Milan. Le cronache riportano di una partita divisa in due, un tempo per parte: nel primo il Milan dominò gli avversari senza riuscire peraltro a segnare, mentre il secondo fu a tutto vantaggio dei neroazzurri che riuscirono con Aebi a segnare la rete decisiva per aggiudicarsi la vittoria 1-02. Nelle altre partite valide per la Coppa Mauro il Legnano si riscattò rifilando tre reti all'Enotria, mentre finiva in pareggio (1-1) la sfida tra Nazionale e Saronno. L'evento sportivo della giornata, però, fu senz'altro la tredicesima edizione del Giro di Lombardia, che resisteva quale unico evento sportivo italiano a non aver conosciuto interruzioni dall'inizio della guerra. La gara partì alle 8.10 da Corso Sempione e al termine dei 205 chilometri del percorso la vittoria arrise all'aviatore belga Philipphe Thys che in 7 ore e 2 minuti batteva in volata il francese Pelissier3.

Tra il 6 e il 7 novembre a Rapallo, presso i locali del Kursall New Casino si tenne la conferenza interalleata con i delegati italiani, francesi e britannici. In buona sostanza durante questa Conferenza vennero toccati, tra gli altri, due punti fondamentali, uno collegato all'altro. Mentre l'Italia ribadiva con forza la necessità di ricevere aiuti militari ingenti ed immediati, gli alleati chiedevano come condicio sine qua non la deposizione del generale Cadorna. Questo secondo punto fu ben presto risolto con la decisione di istituire un Comitato militare interalleato permanente, nel quale il membro italiano fu individuato proprio in Cadorna. Deciso ciò successivamente ci si concentrò quasi esclusivamente sul numero di divisioni alleate da mandare in aiuto a quelle italiane. Orlando ne aveva chieste inizialmente 15, gli Alleati ne ritenevano sufficienti 8: solo al termine dei lavori e chiara del tutto la situazione drammatica che riguardava il fronte italiano si giunse ad un accordo, mentre Sonnino tranquillizzava gli Alleati sul fatto che fossero già state richiamate le classi dal 1874 al 1899 e anticipata persino la classe del 19004.
Così in data 8 novembre il Generale Cadorna viene sostituito dal generale Diaz a Comando supremo dell'Esercito italiano e ai giornali viene inviata la seguente nota:
Essendo stato deciso nei colloqui di Rapallo di creare un Consiglio supremo politico fra gli alleati, per tutto il fronte occidentale, assistito da un Comitato militare centrale permanente, sono stati nominati a far parte di tale Comitato militare: per la Francia il generale Foch; per l'Inghilterra il generale Wilson e per l'Italia il generale Cadorna. A sostiuire il generale Cadorna al Comando supremo è stato con R. Decreto odierno nominato Capo di Stato Maggiore del R. Esercito il generale Diaz, e come Sotto-Capi in generali Badoglio e Giardino.5

 Il 10 novembre il Re Vittorio Emanuele chiamava l'intera Nazione all'unità e alla vittoria con un proclama che si concludeva con queste parole:
(...) Italiani, cittadini e soldati, siate un esercito solo! Ogni viltà è tradimento, ogni discordia è tradimento, ogni recriminazione è tradimento. (…) Al nemico, che ancora più che sulla vittoria militare conta sul dissolvimento dei nostri spiriti e della nostra compagine, si risponde con una sola coscienza, con una voce sola: tutti siamo pronti a dar tutto per la vittoria e per l'onore d'Italia.”6


1 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 2 novembre 1917
2 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 4 novembre 1917, n°306
3 Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 15 novembre 1917, n° 22
4 ALDROVANDRI MARESCOTTI, LUIGI, Guerra diplomatica – Ricordi e frammenti di diario (1914-1919), Mondadori, Milano, 1939. Riporta le parole di Orlando a Rapallo il quale faceva presente che sul fronte italiano l'Italia “ha contro sé tutto l'esercito austriaco nella sua parte efficiente, nonché considerevoli rinforzi tedeschi valutati a 300.000 uomini. (…) Sotto l'urto, il fronte italiano fu sfondato presso la II armata, e si verificò tra le truppe di essa quella propagazione di panico a cui in talune circostanze non si sottraggono gli eserciti più agguerriti.”
5 Cfr. La Stampa del 9 novembre 1917, n°311
6 Cfr. La Stampa del 11 novembre 1917, n°313

martedì 3 aprile 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

3. Le drammatiche giornate di Caporetto e il “caso” Cadorna (Parte II)

Il giorno successivo, Il 29 ottobre, tutti i quotidiani italiani riportavano in prima pagina il tremendo bollettino di guerra firmato dal Capo di Stato Maggiore dell'esercito Cadorna che di fatto rendeva edotta la popolazione italiana della disfatta che si stava consumando sul fronte Giulia:
La violenza dell'attacco e la deficiente resistenza di alcuni reparti della seconda armata hanno permesso alle forze austro-germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. Gli sforzi valorosi delle altre truppe non sono riusciti ad impedire all'avversario di penetrare nel sacro suolo della Patria.
La nostra linea si ripiega secondo il piano stabilito. I magazzini ed i depositi dei paesi sgombrati sono stati distrutti. Il valore dimostrato dai nostri soldati in tante memorabili battaglie combattute e vinte durante due anni e mezzo di guerra dà affidamento al Comando Supremo che anche questa volta l'esercito al quale sono affidati l'onore e la salvezza del Paese saprà compiere il proprio dovere.”1
Il bollettino suscitò comprensibilmente paura e fortissime polemiche. Molte di queste ruotavano attorno al “tono” usato da Cadorna, tanto che alcuni ambasciatori, tra i quali Imperiali a Londra, provarono a bloccarne la pubblicazione, sostituendolo con un secondo bollettino, emanato alcune ore più tardi dal ministro Scialoja. In effetti a Londra venne pubblicato questo secondo bollettino, il quale seppur mantenendo ferma la sostanza drammatica del primo, usava toni meno duri e meno apertamente accusatori nei confronti di alcuni reparti d'armata. Il punto era uno e uno soltanto: il bollettino di Cadorna comunque era arrivato alle ambasciate e ai giornali e il suo contenuto e la drammaticità del linguaggio adoperato avevano impressionato notevolmente la stampa inglese, la quale se anche non lo pubblicò, ovviamente ne rimase influenzata nei commenti e soprattutto iniziò seriamente a considerare quanto avrebbe potuto “tenere” il nostro Paese. È lo stesso Imperiali che lo dice apertamente a Sonnino2. Sulle impressioni non positive che questo bollettino suscitò in giro per l'Europa ne dà un esempio Sonnino in un telegramma inviato allo stesso Cadorna il 30 ottobre dove spiega senza giri di parole che “constatando e segnalando ufficialmente gravi deficienze delle truppe italiane” si correva il rischio di spegnere il desiderio degli altri Governi di mandare aiuti all'Italia e di “disperdere il capitale di simpatia stima e sentimento di solidarietà acquistato in due ani e mezzo di lotta”. In altri termini, Sonnino manifestava il proprio terrore che l'Italia perdesse credibilità come alleato e come Nazione in grado di portare un contributo determinante alla vittoria finale.3 
Il testo del bollettino che tanto faceva discutere e che abbiamo riportato più sopra in verità si differenziava lievemente rispetto al testo del bollettino di guerra n.887 firmato da Cadorna, soprattutto nell'utilizzo di una durissima espressione, poi cancellata nel testo dato alla stampa. Il testo firmato, riveduto ed approvato da Cadorma era il seguente: “La mancata resistenza di reparti della seconda Armata vilmente ritiratisi senza combattere ignominiosamente arresasi al nemico, ha permesso alle forze austro germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. (...)”4. Cadorna stesso, successivamente a quegli eventi, spiega il perchè di quel durissimo bollettino, giustificando l'utilizzo di quelle espressioni per una duplice ragione. Prima di tutto – sostiene – nel biasimare il comportamento di alcuni reparti e contemporaneamente nell'esaltare il comportamento opposto della Terza Armata voleva – o quantomeno questo era il suo scopo – dimostrare che non tutto l'Esercito era in rotta ma esistevano reparti che ancora credevano alla vittoria e si battevano per essa. In altre parole limitando la responsabilità ad alcuni reparti si limitava anche la sfiducia che avvolgeva tutto l'Esercito. La seconda ragione addotta da Cadorna era che “le piaghe vanno curate a tempo col ferro e col fuoco, non con le ipocrisie di una falsa pietà patriottica.(...) La macchia c'era, era meglio, secondo me, che l'esercito e il Paese sentissero subito la necessità di lavarla.”5
Il piano di battaglia predisposto da Cadorna dopo quelle drammatiche giornate prevedeva una strenua difesa a tenaglia sul fronte a Nord e su quello della Giulia, predisponendo un ulteriore ripiegamento di resistenza ad oltranza in Carnia e in Cadore6. Il 31 ottobre Raffaele Garinei così annotava sul suo diario:
La nostra manovra è riuscita: il piano austro-tedesco tendeva all'accerchiamento della Terza Armata e allo schiacciamento dell'Armata della Carnia: ma le nostre truppe sono sfuggite alla tenaglia.”7
Il 1° novembre 1917 il Re accoglieva le dimissioni del Ministero Boselli e affidava a Orlando l'incarico di formare il nuovo Governo che giurava nello stesso giorno8.



1Cfr. La Stampa del 29 ottobre 1917, n°300.
2DDI, Serie V, Vol. IX, n.301 e 315
3DDI, Serie V, Vol. IX, n.320
4DDI, Serie V, Vol. IX, n.299. Nota: la sottolineatura nel testo è nostra, a segnalare la frase che tanto fece discutere.
5Il testo è tratto dalla “memoria” che Cadorna presentò alla Commissione d'Inchiesta e pubblicata da Cadorna stesso nel suo Pagine polemiche, Milano, Garzanti, 1951, pagg. 253-256. Qui è ripreso da una nota in calce a DDI, Serie V, Vol. IX, n.299
6DDI, Serie V, Vol. IX, n.310
7Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 01 dicembre 1917, n° 23
8DDI, Serie V, Vol. IX, n.338

martedì 27 marzo 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

2. Le drammatiche giornate di Caporetto e il “caso” Cadorna (Parte I)

Sono entrati a Caporetto quattro ore dopo l'inizio dell'attacco. La stretta del Lemer è stata superata in uno sbalzo dagli «arditi» tedeschi che si sono spinti sulla strada da Ravna a Drezenka nel fitto del temporale, mentre i nostri soldati, dopo il turbine dei proiettili caduti sulle posizioni, in una sosta di fuoco, avevano avuto la sensazione che l'attacco già sferrato fosse stato sospeso. (…) Così è cominciata l'aspra battaglia, così una delle porte di casa nostra è stata abbattuta.”1
Queste parole, drammatiche e angoscianti, sono l'inizio del resoconto del corrispondente di guerra Raffaele Garinei che per Il Secolo illustrato compone un vero e proprio diario di quelle tremende giornate. Il racconto viene pubblicato circa un mese e mezzo dopo l'attacco ed interessante è leggerlo alla luce di quello che invece fu il bollettino ufficiale emanato dal Comando Supremo in quello stesso 24 ottobre:
L'avversario, con forte concorso di truppa e mezzi germanici, ha effettuato a scopo offensivo il concentramento di numerose forze sulla nostra fronte. L'urto nemico ci trova saldi e ben preparati.”2

In realtà i soldati italiani – presi dal panico – arretrarono per ben 20 chilometri e nel pomeriggio le truppe tedesche entravano a Caporetto, dopo aver fatto 30.000 prigionieri italiani. La sera del 25 ottobre, al termine di un'altra giornata drammatica per l'esercito italiano, l'ambasciatore a Londra Imperiali comunicava a Sonnino di aver parlato con il Primo ministro inglese Lloyd George chiedendogli “con energica franchezza” di accogliere le richieste italiane di approvvigionamento di grano. Infatti, proseguiva Imperiali, se gli aiuti alimentari fossero stati tempestivi ed esauditi come da richiesta, il governo italiano era in grado di resistere, cosa che invece non poteva garantire se la popolazione avesse conosciuto la fame, poiché “la deficienza del pane genererebbe fatalmente contro la guerra una agitazione che nessun Governo sarebbe per ragioni di piena evidenza capace di fronteggiare.”3
La situazione era critica e ben presto i soldati italiani, dopo il terzo giorno di strenui combattimenti, iniziarono ad abbandonare le posizioni sull'Isonzo e il disfattismo incominciava a farsi largo nelle retrovie. Lo stesso Lloyd George non faceva mistero con Imperiali della gravità della situazione italiana, situazione che andava via via peggiorando tenuto conto della notizia che erano in arrivo ben 55.000 uomini provenienti dalle riserve tedesche di stanza in Alsazia verso le stazioni di Merano e Bolzano4.
Il calcio nel frattempo non si fermava e domenica 28 ottobre si giocava la quarta giornata della Coppa Mauro. Il Milan, sotto una fitta pioggia, batteva 3-0, grazie ad una tripletta di Cevenini I, i bianconeri a scacchi dell'U.S.Milanese, con questi ultimi che terminavano l'incontro in otto uomini a seguito di ben tre espulsioni patite. Detto del pareggio (1-1) tra Enotria e Nazionale Lombardia, la sorpresa di giornata arrivava dalla vittoria, davvero inattesa, dell'Internazionale sul Legnano per 2 a 1.

(Continua -1)



1Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 01 dicembre 1917, n° 23
2Cfr. La Stampa del 25 ottobre 1917, n°296
3DDI, Serie V, Vol. IX, n.282
4DDI, Serie V, Vol. IX, n.285 - 295

sabato 24 marzo 2018

1933, Italia contro Inghilterra: il ruolo di Mussolini e le foto ai divi inglesi

Italia-Inghilterra è partita da cerchiare in rosso per i tifosi italiani. Da sempre. Sempre, infatti, gli incontri che hanno visto queste due nazionali affrontarsi sono stati caricati di molti significati, soprattutto da parte italiana. In particolare, e non poteva essere altrimenti, il primo, storico, match, giocato nel maggio del 1933 a Roma.
Il mio racconto per calciomercato.com

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martedì 20 marzo 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

1. La Coppa Mauro

Come abbiamo avuto modo di raccontare nei mesi scorsi, pur tra mille difficoltà, il calcio in Italia non scomparve del tutto durante i drammatici anni della Grande Guerra. Il Milan era la squadra che potremmo definire la dominatrice di quegli anni di guerra. Nel 1916 aveva vinto la Coppa Federale e l'anno successivo la Coppa Lombardia. Nell'autunno del 1917 il vice presidente e reggente della F.I.G.C. Francesco Mauro mise in palio una coppa – che portava appunto il suo nome – approvata dal Comitato Regionale Lombardo. Si iscrissero sette squadre, ben cinque di esse erano di Milano, oltre al Legnano e al Saronno. La prima giornata era in programma per domenica 7 ottobre, ma purtroppo un decreto prefettizio emanato l'indomani della rotta di Caporetto vietò per quasi tutta la durata della manifestazione la partecipazione del pubblico sugli spalti della città milanese, decreto che verrà revocato soltanto con gli inizi del 19181.
L'incontro più interessante si rivelò essere quello tra Internazionale ed Enotria, con la vittoria dei nerazzurri in trasferta per 3-2. Il Milan vinse abbastanza agevolmente 4-2 contro il Nazionale Lombardia e l'U.S. Milanese non ebbe difficoltà a liquidare con un secco 3-0 i biancoazzurri del Saronno. La domenica successiva Milan, U.S. Milanese e Internazionale si ripeterono vincendo rispettivamente contro Legnano, Nazionale Lombardia e Saronno. Da segnalare, riguardo alla partita di Legnano, vinta dal Milan per 3 a 2, le intemperanze dei tifosi lilla che costarono la squalifica del campo di Legnano per tre turni2

Mentre in Lombardia si giocava al pallone, sul fronte italiano tedeschi e austro-ungarici si facevano sempre più minacciosi: l'indomani della perdita dello Chemin-des-Dames a vantaggio dei francesi, la Germania aveva inviato numerose truppe con il compito di affiancare l'esercito austriaco, pianificando un nuovo e devastante attacco teso a sfondare sull'Isonzo. Già a fine settembre il Capo di stato maggiore dell'esercito Cadorna aveva pronosticato questa possibilità ai generali alleati Foch e Robertson3, ma ciò che non aveva immaginato era la potenza con la quale il nemico avrebbe, di lì a pochi giorni, attaccato rimanendo spiazzato dal fatto che non aveva ritenuto possibile effettuare manovre oltre il 15 ottobre. Senza dimenticare l'improvviso – e per certi versi difficilmente preventivabile – collasso russo e la conseguente possibilità da parte degli Imperi Centrali di spostare molte delle loro truppe sul confine italiano. 
Domenica 21 ottobre l'U.S. Milanese vinceva 3-2 contro il Legnano e, complice la sosta imposta dal calendario al Milan e l'inopinata sconfitta dell'Internazionale sul campo del Nazionale Lombardia, rimaneva solitario in vetta alla classifica, con tre vittorie in altrettante gare.
Ormai, però, il destino era dietro l'angolo. Nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 1917, con un bombardamento d'artiglieria di quattro ore, di cui ben due portato con i gas, iniziava la dodicesima battaglia dell'Isonzo, quella più devastante, drammatica e gravida di conseguenze per l'Italia.



1Cfr. La Domenica Sportiva del 20 gennaio 1918, n°3
2Cfr. La Gazzetta dello Sport del 15 ottobre 1917
3DDI, Serie V, Vol. IX, n.278

giovedì 15 marzo 2018

1898-2018: BUON COMPLEANNO F.I.G.C.


Se il 6 gennaio 1898 è una data fondamentale per il gioco del football dalle nostre parti, non si deve credere che non siano state giocate partite negli anni precedenti. Per tutto il 1897 a Genova si gioca a Sampierdarena e a Ponte Carrega; a Torino al Parco del Valentino o in Piazza d'Armi o al Velodromo, e i giornali ne parlano e la gente inizia a fermarsi a guardare questi eccentrici giovanotti correre dietro ad una sfera. E nascono squadre. In quell'anno nella città sabauda vedono la luce lo Sporting Club Juventus, su di una panchina che poi diventerà famosa, per dirne una.
Si gioca, dunque. E Torino è il palcoscenico con più rappresentazioni. Certo, è la città dove ci sono più squadre. E si provano soluzioni ardite. Verso la fine del 1897, mentre alcuni studenti decidono che è giunto il momento di fondare la Juventus, al Velodromo il marchese Ferrero di Ventimiglia, Bosio e il ginnasta Falcheri, con le loro rispettive squadre, si sfidano in un torneo. Rispettivamente il Football Club Torinese, l'Internazionale e la Reale Società Ginnastica – questa con anche la seconda squadra, in sostituzione last minute dell'Unione Pro sport di Alessandria.
Se a Torino si giocava che era un piacere, a Genova non si era da meno. Non solo Genoa Cricket and Athletic Club: infatti si segnala l'organizzazione da parte della sezione football del Club Pedestre, durante le gare sociali, di alcune rappresentazioni dimostrative di incontri di football. Sempre a Genova, per i festeggiamenti del primo centenario del Tricolore, la Federazione Ginnastica Italiana organizzò il secondo campionato di giochi ginnastici, con inclusione del football. Lo citiamo solo perchè la prima edizione – quella del 1896 – venne vinta dall'Udinese ma fu bellamente ignorata dalla Federazione del football, che da subito volle smarcarsi dal football giocato dai ginnasti.
Questo per dire che se la data d'inizio del calcio italiano viene fatta coincidere con il 1898, non bisogna credere che non si giocasse – e anche tanto – al football negli anni immediatamente precedenti. A Torino, a Genova. Ma anche a Milano, a Udine, a Palermo e a Villa Borghese, a Roma.
Però il 1898 è davvero un anno decisivo.
Nascono la Federazione e il campionato, anche se di documenti ufficiali non se ne è conservata traccia. Però sappiamo che si iniziò a pensare ad una federazione che avesse lo scopo di regolamentare l'attività delle prime società già durante la gara del 6 gennaio 1898, di cui abbiamo già parlato qui. Si discusse, se ne parlò successivamente in occasione di altre partite e di altre riunioni tra febbraio e marzo e si giunse – il 15 marzo 1898 – alla definitiva costituzione della Federazione Italiana del Football, a Torino nel negozio di Piazza Castello del dirigente dell'Internazionale Torino Jourdan. Primo presidente il conte D'Ovidio, poi rimpiazzato da Mario Vicari. 
Oggi, dopo a 120 anni di distanza, è doveroso ricordare i nomi di quelle sette società che diedero sostanza a questo sogno: Reale Società Ginnastica di Torino, Interntional Torino, Football Club Torinese, Genoa, Unione Pro Sport alessandria, Società Ginnastica Mediolanum e Società Ginnastica Ligure Cristoforo colombo.